Uranio impoverito: la battaglia del carabiniere De Angelis contro il cancro

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Il male oscuro ha un nome, e non è legato al caso. La battaglia del carabiniere Francesco De Angelis contro il cancro è condivisa da quei militari impegnati in missioni internazionali, vittime della “sindrome dei Balcani“. Un tumore maligno ha cambiato la vita del brigadiere che, oltre a non poter più lavorare, lo scorso diciotto settembre si è visto negare la domanda di risarcimento per causa di servizio, presentata cinque anni fa. Eppure non vi è alcuna ombra di dubbio sulla causa della patologia debilitante: “La mia malattia è conseguenza dell’esposizione dell’uranio impoverito – denuncia ripercorrendo con lucidità le tappe precedenti al calvario – sono stato in Bosnia Erzegovina dal 5 agosto 1999 al 7 febbraio 2000, in Albania dal 21 febbraio al 29 aprile 2002, in Kosovo dal 10 novembre 2003 al 27 maggio 2004 e dal 18 marzo al 26 luglio 2005”. Finché “oggi la mia sopravvivenza è legata all’assunzione di un farmaco salvavita”. Paradossale che non gli sia stato riconosciuto quanto dovuto. “La mia battaglia, però, continuerà. Il mio legale, l’avvocato Enrico Tedeschi presenterà ricorso alla Corte di Appello di Salerno-Sezione Lavoro”.

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