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Vittime del dovere: il vitalizio dev’essere pari all’assegno per quelle di mafia e terrorismo

Chi si sacrifica per lo Stato non può essere discriminato rispetto alle altre vittime ritenute degne di tutela dall’ordinamento italiano. In buona sostanza è questo il principio stabilito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, con la sentenza 7761/17, pubblicata il 27 marzo, hanno rigettato il ricorso del Ministero della difesa.

Per i giudici della Suprema Corte, infatti, l’assegno mensile in favore delle vittime del dovere deve essere equiparato all’assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. La vicenda parte dalla domanda proposta al Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro di Firenze ai fini del riconoscimento dello status di “vittima del dovere” per la concessione dei benefici assistenziali.

Il giudice ordinario condannava il ministero della Difesa e quello dell’Interno a riconoscergli lo status e i relativi benefici di legge così come la la Corte di appello toscana che confermava la prima sentenza anche in relazione all’ammontare del vitalizio.

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