Uranio, la beffa del risarcimento: “Lo Stato non paga i familiari”

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Quanto vale la vita di un servitore dello Stato che ha offerto la propria per costruire la pace nelle missioni internazionali? Ottocentomila euro, dopo quindici anni di battaglie dolorose, per la famiglia, nelle aule di tribunale. Ma potrebbe anche non avere alcun valore se l’Avvocatura dello Stato vincesse il ricorso, presentato poche settimane dopo la sentenza – la prima che riguarda militari del Tuscania – che ha dato ragione alla vedova di un soldato ucciso dall’uranio impoverito. Dura lex, sed lex.

Il servitore dello Stato si chiamava Pasquale Cinelli, militare del Reggimento Paracadutisti Tuscania, fiore all’occhiello dell’esercito italiano. A ucciderlo, quando aveva poco più di 40 anni, è stato un tumore, un terribile tumore al colon provocato dalla contaminazione con l’uranio impoverito durante le missioni all’estero. Somalia, Bosnia e altre ancora. Era il 19 novembre del 2000.

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