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Uranio impoverito. Ancora una sentenza che conferma il nesso tra uranio impoverito e neoplasie

Secondo quanto rende noto l’Osservatorio Militare, che da anni si batte per il riconoscimento ufficiale della neoplasia come “causa di servizio e per motivi di servizio”, – è arrivata ieri una nuova sentenza ieri dai contenuti importantissimi per le prossime tappe della battaglia.

IL TAR del Lazio con una sentenza equilibrata ha ieri confermato  il nesso tra servizio svolto in zone dove sono stati sganciati proiettili all’uranio impoverito, con opportune e dovute verifiche e prove, chi ha frequentato zone contaminate da uranio impoverito senza protezione ,  risultato poi affetto da neoplasie, è da considerare “vittima da uranio impoverito”.  

Vittima – aggiungiamo noi – della violazione del diritto internazionale da parte degli USA e della NATO di cui l’Italia è membro. Infatti, secondo un rapporto della Commissione dell’ONU dell’agosto 2002, le leggi infrante dall’uso di rivestimenti all’Uranio Impoverito includono: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; lo Statuto delle Nazioni Unite; la Convenzione sui Genocidi; la Convenzione contro la tortura; le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949; la Convenzione sulle armi convenzionali del 1980; e le Convenzioni dell’Aia del 1899 e del 1907, che espressamente proibiscono l’impiego di “armi avvelenate o avvelenanti” e “armi, proiettili o materiali che possano causare sofferenza inutile”. Tutte queste leggi hanno lo scopo di risparmiare ai civili sofferenze ingiustificate nei conflitti armati”.

Questo può essere uno dei motivi fondanti per cui lo stato italiano rifiuta di ammettere i propri errori che sembrano andare ben al di là della mancata protezione dei militari italiani impiegati in zone inquinate da uranio impoverito.

Lo stato italiano, gli USA e la NATO  dovrebbero essere processati da un Tribunale internazionale per le violazioni delle convenzioni internazionali e sulle armi e forse, con la lodevole ed importante opera dell’Osservatorio Militare, forse un giorno non lontano si potrebbe vedere gli USA, la NATO e l’Italia alla sbarra per responsabilità dirette (e personali) e indirette.

Il governo italiano, il primo Ministro dell’epoca, D’Alema, sarebbero stati messo al corrente dalla NATO degli effetti dell’uranio impoverito contenuto nei proiettili sganciati  Bosnia e in Kosovo e precedentemente anche in Somalia e sugli effetti che si potevano manifestare sui soldati.

D’altra parte direttive emanate dalla Nato sin dalla metà degli anni Novanta danno indicazioni agli alleati sulle precauzioni da adottare nel caso di operazioni  militari di terra  su territori bombardati proiettili ad uranio impoverito. I militari italiani hanno operato senza precauzioni e qualcuno si chiedeva come mai gli americani erano equipaggiati da tute speciali come se fossero extraterrestri.

Che l’Italia fosse al corrente degli effetti devastanti del DU 238, come sopra detto, appare provato inconfutabilmente dalla risoluzione della terza Commissione difesa della Camera  n° 7-00795 dell’11 novembre 1999 (un anno prima dell’esplosione del caso Uranio).

Oggi si contano –secondo stime dell’Osservatorio Militare – oltre 3.700, e 326 morti per neoplasie ricollegabili all’esposizione all’uranio impoverito.

L’Italia, come hanno fatto gli USA con i reduci della guerra del Vietnam e dell’Iraq colpiti da Post Traumatic stress disorder(PTSD), (sindrome post traumatica da stess), appare distante e disinteressata dalla sorte dei suoi uomini in armi.

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