Un filmato dagli Usa sui danni da radon al processo “Monte Venda”

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L’accusa cala i suoi assi per dimostrare che l’Aeronautica sapeva Quattro ex vertici militari alla sbarra per il decesso di otto avieri

di Cristina Genesin.

Bergamasco la prima udienza del processo sull’esposizione al gas radon dei militari che furono in servizio nell’ex base Nato allestita nel “ventre” del monte Venda, sede del primo Roc dell’Aeronautica militare. E sarà un debutto choc.La prima mossa della procura, rappresentata in aula dal pubblico ministero Francesco Tonon? La proiezione di un filmato realizzato negli anni ’60 dal Ministero delle Miniere statunitense che documenta l’incidenza negativa e i danni provocati dall’esposizione al radon, evidenti fin dall’epoca. Di più. La pubblica accusa depositerà anche una serie di documenti a conferma del fatto che, nel 1988, le autorità Usa inviarono importanti informazioni all’Aeronautica italiana: le strutture delle basi Nato di Aviano e del Venda risultavano foderate di amianto ed era consigliabile un controllo. Controllo mai attuato, almeno per quanto riguarda il Venda, monitorato solo dal 1998, anno in cui la base viene dismessa.

Sul banco degli imputati quattro ex vertici dell’Aeronautica militare: l’ex Capo di Stato Maggiore Franco Pisano, 86 anni di Abano Terme; l’ex comandante della 1ª Regione aerea Giovanni Savorelli, 86 anni di Pisa; l’ex direttore generale del Demanio aeronautica Dario Parise, 76 di Roma, e l’ex direttore generale della Sanità militare Agostino Di Donna, 88 pure di Roma.

Le accuse? Omicidio colposo, con la contestazione della colpa specifica in base a una serie di norme vigenti all’epoca dei fatti, come la violazione della tutela delle condizioni di lavoro, la mancata messa a disposizione di mezzi di protezione idonei, la violazione del regolamento di disciplina militare del 1986 che prevede per i superiori gerarchici il dovere di curare le condizioni di vita e di benessere del personale, assicurando il rispetto delle regole in tema di sicurezza e la salvaguardia dell’integrità fisica dei dipendenti. La contestazione di questa cosiddetta “colpa specifica” ha allungato i tempi della prescrizione, evitando che il processo finisca prima di cominciare.

Tutti avrebbero avuto poteri e competenze nella tutela della salute dei militari operativi al Venda: Pisano e Nardo avevano compiti di pianificazione e di programmazione tecnica; Savorelli avrebbe dovuto vigilare sulle strutture dell’area come Parise; Di Donna era al vertice della struttura chiamata a garantire la salute dei militari.

Sono una trentina di i militari uccisi da mesotelioma pleurico e da altre patologie tumorali al polmone, patologie tipiche dell’esposizione al radon: tutti prestarono servizio nella base del Venda tra il 1958 e il 1998. All’epoca il limite consigliato di esposizione al radon era di 400 becquerel (unità di misura) per metro cubo, mentre l’esposizione effettiva nell’area del 1° Roc era di diverse migliaia di becquerel.

L’inchiesta era stata avviata nel 2003 dal pm Orietta Canova che aveva reclamato, per ben due volte, l’archiviazione del procedimento penale a carico degli indagati (all’inizio 24 persone, tutti alti ufficiali dell’Aeronautica). Era iniziato un lungo braccio di ferro con l’allora gip Mariella Fino arrivato fino in Cassazione. Gip che aveva bocciato per ben due volte quella richiesta tanto da nominare un perito secondo il quale, di sicuro, c’era un rapporto di causa effetto fra la morte di otto militari per cancro e l’esposizione al gas radon.

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