Truffa dei blindati a Kabul, cinque ufficiali dell’esercito italiano rinviati a giudizio

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Un misterioso uomo d’affari afghano, forse legato ai talebani, che fa un affare da 6,3 milioni di euro con l’esercito italiano. Sessantacinque auto meno blindate di quanto prevedevano i contratti di noleggio. Collaudi taroccati. Una manina che distrugge il 95 per cento di quei documenti.

Due ufficiali coinvolti che si suicidano. Gli altri che tacciono. La cifra di una presunta truffa, 36 mila euro, troppo bassa per giustificare due cadaveri.

CINQUE UFFICIALI A PROCESSO – Quel che è successo veramente a Kabul tra gli ufficiali della missione Italfor che, tra il giugno 2009 e il luglio 2010, hanno gestito una commessa di blindati con l’afgano Alì Mohammad Bafaiz è un giallo a cui manca ancora il movente. Ieri il giudice militare Gaetano Carlizzi ha mandato a processo per “truffa pluriaggravata” cinque di quegli ufficiali: Pasquale Napolitano, Giuseppe Rinaldi, Ignazio Orgiu, Amedeo De Maio, Sergio Walter Li Greci. Nella lista degli indagati c’era anche il colonnello Antonio Muscogiuri, 50 anni, comandante Italfor a Kabul nel 2010, che però si è impiccato il 6 aprile scorso nel sottotetto del Comando truppe alpine di Bolzano. E’ il secondo suicidio, in questa storia.

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