Truffa ai concorsi nell’ Esercito Spunta il secondo algoritmo

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Nuove ed inquietanti verità emergono dalle perquisizioni ai 15 arrestati per via della truffa sul reclutamento di 2013 volontari in ferma quadriennale nell’Esercito che si svolse l’11 febbraio 2016

Migliaia di euro sborsati per superare un concorso grazie ad un algoritmo che consentiva di superare i test senza una benché minima preparazione . Quando nel  luglio 2016, l’inchiesta della Procura di Napoli diede il via alle prime prime perquisizioni ,  il primo l’algoritmo vene eliminato e fu sostituito con uno nuovo. Ai successivi test infatti, Claudio Testa, inventore dello schema logico-matematico truffaldino ,ritirò all’ultimo momento i plichi del concorso, sostituendoli con altre schede. Secondo il Gip Liana Comella l’azione del Testa non fu una coincidenza, malgrado quest’ultimo abbia sostenuto che si trattasse di un’ azione per eliminare degli  “errori di stampa” .

Da quella data l’ algoritmo originario non funzionò più e chi pagò migliaia di euro si ritrovò in mano un metodo che gli fece ottenere modestissimi risultati. E’ a questo punto che entra in scena il secondo algoritmo.



I finanzieri infatti nei  giorni scorsi sono riusciti a decodificare un prontuario  trovato in un cassetto all’epoca delle perquisizioni. Test effettuati sulle schede dei concorsi successivi avrebbero confermato che chi lo utilizzava conseguiva punteggi altissimi. Questa sarebbe la prova inconfutabile  che la “cricca dell’algoritmo” non si era arresa nemmeno dopo l’avvio dell’inchiesta.

Tra il materiale sequestrato durante le indagini , anche un kit di congegni elettronici, cuffiette e microspie per collegarsi con un centro operativo durante lo svolgimento degli esami, al fine di dettare le tracce del concorso e fornire le risposte in tempo reale. Questo sistema , secondo i testimoni, sarebbe stato utilizzato per superare i concorsi della polizia penitenziaria e dei carabinieri.



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