Sisma Aquila, la rabbia del maresciallo assolto: «adesso ridatemi l’onore» Il Video

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L’AQUILA. «Mi hanno stravolto la vita, accusato delle peggiori nefandezze, di essere un corrotto, di aver ottenuto vantaggi sulla pelle degli aquilani, quando invece io a L’Aquila ho dato 3 anni della mia vita. Ora rivoglio il mio onore e la mia dignità».

Il maresciallo del genio dell’Esercito Rocco Ragone, ora in pensione, ancora oggi dice di «avere gli incubi, sogno di dover andare in tribunale»: ma il processo che lo riguardava si è chiuso dieci giorni fa, con la sua completa assoluzione per non aver commesso il fatto.

La vicenda è quella dei Map, i Moduli abitativi provvisori realizzati ad Arischia, Cansatessa, San Vittorino e Tempera dopo il sisma che il 6 aprile del 2009 devastò L’Aquila e la provincia. L’inchiesta venne coordinata dal pm Antonietta Picardi.

Ragone faceva parte della task force ‘Gran Sasso’, incaricata di vigilare dalla Protezione Civile sul rispetto delle norme di costruzione nei cantieri e, secondo la procura aquilana che sequestrò 106 Map, avrebbe chiuso un occhio davanti alla qualità scadente del calcestruzzo utilizzato dalla ditta appaltatrice per la realizzazione delle case, in cambio di una serie di ‘utilità’: tra queste un’auto e un carrello per autovetture.

L’ARRESTO NEL 2013

Nel 2013 il maresciallo fu posto agli arresti domiciliari con 11 capi d’accusa tra cui corruzione, falso, peculato, truffa ai danni dello stato, estorsione. Vai al resto  dell’articolo e guarda il video, clicca QUI 

 

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