Sindacati Militari : nuovo passo avanti

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Riceviamo e pubblichiamo:



Poco più di un mese fa Il Ministro della Difesa, nel corso di un’interrogazione parlamentare, annunciava di aver sottoposto alcuni quesiti al Consiglio di Stato per avere alcuni chiarimenti riguardo alcuni importanti punti trattati in una circolare emanata dal suo dicastero in materia di associazionismo di tipo sindacale tra militari.

Le risposte pervenute sono state accolte dalle nascenti associazioni con complessiva soddisfazione poiché il massimo organo della giustizia Amministrativa ha osservato che è corretto limitare la possibilità di iscrizione ai soli militari in servizio attivo e in ausiliaria coerentemente con la natura delle associazioni e non contrasta con il principio di libertà di associazione. Di conseguenza il personale in riserva e congedo non potrà iscriversi ai futuri sindacati dei militari, anche perché loro già possono aderire a qualunque altro sindacato esterno.

Un ulteriore precisazione è stata posta sul possibile duplice ruolo di delegato negli organi di rappresentanza e quello di incarichi direttivi delle associazioni sindacali. Il Consiglio di Stato ha stabilito che chi attualmente è delegato delle rappresentanze militari non può, quindi, ricoprire incarichi direttivi nei nascenti sindacati militari proprio per la natura non sindacale degli organi di Rappresentanza e la funzione integrativa che essi svolgono nelle determinazioni dell’Amministrazione sulle questioni d’interesse del personale, diversa dal ruolo dialettico delle associazioni sindacali.

E’ stato inoltre stabilito che occorre prevedere e regolare già con una direttiva interna una modalità pratica ed effettiva di dialogo tra l’Amministrazione e le associazioni sindacali che ne salvaguardi gli scopi e la ragion d’essere, consultandole sulle questioni d’interesse non di concertazione (riservata organi di rappresentanza, in quanto già disciplinata per legge) e che possa dare sostanza alle attività delle associazioni senza dover attendere per questo l’intervento legislativo del Parlamento. In sostanza è bene riconoscere le associazioni sindacali purché gli si dia praticamente sin da subito un margine di operatività in ragione delle materie da trattare e dei compiti tipici di un sindacato.
Inoltre il Consiglio di Stato ha sollevato dubbi sulla legittimità del diniego alla costituzione di associazioni anche per categorie d’interesse professionale comune a tutti i gradi di un medesimo ruolo o di più ruoli con problematiche comuni;



Anche la formulazione data per stabilire l’estraneità, anche solo in termini di partecipazione e sostegno, alle competizioni politiche e amministrative comunitarie, nazionali e territoriali di qualsivoglia livello e natura delle associazioni deve essere meglio delineata per non generare dubbi interpretativi e non ledere il diritto dei singoli militari ad iscriversi ai partiti politici.

Infine il limite alla rieleggibilità delle cariche direttive dei sindacati dovrebbe essere disposta con un legge e non con una circolare amministrativa. In quanto potrebbe non essere compatibile con il principio di libertà di organizzazione sindacale (art. 39, primo comma, della Costituzione).

Certamente questi indirizzi delineano un quadro più chiaro dell’ambito in cui si muoveranno i futuri sindacati nell’attesa che il Parlamento decida di avviare l’iter che dovrà necessariamente portare all’approvazione di una o più norme che disciplinino compiutamente la vita delle associazioni sindacali militari.



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