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Riordino: Arretrati tassati erroneamente al 38% – I 1° Caporal Maggiori ci rimettono fino a 1400, 00 €

Riceviamo  e pubblichiamo:
Pensavamo fosse una storia morta e sepolta. Archiviata. Per certi versi  dimenticata. Invece, come il buon Nietzsche insegna: la vita è un eterno ritorno dell’uguale. Gli avvenimenti sono destinati a reiterarsi e a ripetersi nel tempo senza soluzione di continuità e senza che noi possiamo fare nulla per modificarli. E invece questa volta avevamo fatto. E tanto. Ma la “questione stipendiale” dei 1° C.le Magg. torna prepotente e senza via d’uscita, un po’ come un gatto che si morde la coda. Ai suddetti caporali, inclusi nell’aliquota d’avanzamento al grado di CMS del 31 dicembre 2014, promossi con Decreto Dirigenziale n. MD MIL REG2017/0441343 del 31 luglio 2017, sono stati accreditati gli arretrati (percepiti nel mese di dicembre 2017) in maniera errata, applicando una tassazione ordinaria con aliquota massima del 38% circa , invece della tassazione separata equivalente al 24% circa , secondo quanto disposto dall’art.17 del TUIR (DPR n. 917 del 22 dicembre 1986).



Tutto ciò , invero, ha determinato che gli arretrati relativi agli anni precedenti, 2015/2016, si andassero a sommare sul reddito imponibile dell’anno 2017 (sappiamo benissimo che gli arretrati relativi agli anni precedenti non devono fare reddito) determinando uno sforamento della fascia di reddito di appartenenza e causando in fase di conguaglio (febbraio/marzo 2018), la perdita di  buona parte , o di tutto il bonus fiscale, pari a €960,00 stabilito nell’Art. 1 del D.L. n. 66/2017.
Il personale ha quindi segnalato la problematica al  CUSE che ha replicato:«Si informa che questo Centro ha provveduto a rettificare la Certificazione Unica 2018, modificando la tassazione relativa agli emolumenti riguardanti gli anni precedenti».
Una risposta chiara e limpida che lasciava presumere una risoluzione tempestiva di tutta la vicenda, mentre invece, a distanza di sei mesi, la situazione si è evoluta in maniera confusa.
Malgrado alcuni CUD siano stati rielaborati,l’esito dei calcoli purtroppo risultava nuovamente errato. Molti altri CUD invece non sono stati neppure visionati . Al di là delle facili deduzioni, lo stato dell’arte è uno e uno solo: al personale è stato “sottratto” l’equivalente di €1400,00 a causa di un errore, svista, disattenzione, superficialità, chiamatela come preferite, da parte di coloro i quali operano all’ interno di un sistema che in questo caso possiamo definire “lacunoso”, soggetto probabilmente ad una “gerarchia informatica” .
Giova invero rammentare che da alcuni giorni il CUSE ha imposto ad alcuni “stipendiati” il pagamento di somme derivanti da una modifica al 730 frutto, ancora una volta, di un errore informatico. Nell’ultimo periodo sono  stati emessi  tre CUD, tutti sbagliati. Cosa stia accadendo non è lecito sapere.



Forse il problema è la Datamat? Società operante, tra le altre , nel settore della logistica? Appartenente al Gruppo Finmeccanica, nel 2011 è passata sotto l’egida di SELEX Elsag S.P.A. e, dopo varie vicissitudini, nel 2016 è confluita nuovamente in Finmeccanica che ora ha assunto il nome Leonardo, azienda attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza che controlla e gestisce, indirettamente, Datamat.
L’Ad di Leonardo è una vecchia conoscenza del panorama finanziario italiano: Alessandro Profumo. Già presidente di Monte dei Paschi di Siena e trascinato nello scandalo dei derivati Santorini e Alexandria, operazioni finanziarie strutturate con Deutsche Bank e con Nomura. Coincidenze? Cattivi pensieri? Eccesso di paranoia? Lungi da noi vivisezionare le vicende private e pubbliche di Profumo nella misura in cui queste non ledano gli interessi del personale che chiede solo di avere ciò che gli spetta.
Pertanto, chiediamo al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta di interessarsi sul perché ci si ostina ad elargire denaro per sovvenzionare un sistema informatico fallace nel tentativo che questi comunichi con altri due sistemi informatici senza ottenere alcun risultato, sebbene il codice sia lo stesso ma la resa differente? Ci auguriamo che l’annosa vicenda si risolva al più presto possibile e che il personale non debba ricorrere alla  Magistratura per vedersi salvaguardati i propri diritti.



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