Proroga missioni. Il Libro bianco della Difesa svela gli intenti del governo.

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Nel Libro bianco della Difesa, il documento redatto da esperti designati dal ministro Pinotti, e condiviso dall’esecutivo, si evince quale visione del futuro prossimo per l’Italia ha questo governo. Conflitti per la scarsità di risorse e Forze armate professionali.
Uno dei motivi per cui la NATO ci chiede maggiori investimenti in armamenti da utilizzare nelle cosiddette “Missioni Internazionali di pace” – che proroghiamo con la Legge quadro sulle missioni – è la scarsità di risorse naturali” lo ricorda il portavoce Bruno Marton nel suo intervento in Aula.

Al paragrafo 35 del Libro bianco si legge:

Le Nazioni in via di sviluppo hanno bisogno di crescenti livelli di energia e di materie prime per sostenere la loro crescita. La competizione per tali risorse potrebbe produrre un più elevato livello di tensione internazionale con conseguenti possibili conflitti. Più grave è la crescente scarsità di risorse vitali, quali l’acqua e il cibo, generata dalla crescita demografica, dai mutamenti climatici e da un utilizzo irrazionale dei territori. Essa è alla base di fenomeni di migrazione e potrebbe portare a una forte competizione, anche armata, per il possesso di tali risorse“.

Al paragrafo 211 è scritto:

Le Forze armate del prossimo ventennio saranno caratterizzate da un modello di tipo professionale, da dimensioni limitate e dall’esigenza di operare, sovente lontano dalla Patria o dalle basi di stazionamento, in ambienti conflittuali e complessi. L’esigenza è, pertanto, quella di un insieme di forze giovane, numericamente flessibile, professionalmente ben preparato e con una struttura del personale snella e ben proporzionata tra gradi, ruoli e specialità. Questo complesso di forze, inoltre, dovrà avere un elevato grado di “utilizzabilità operativa”, essere cioè idoneo a operare in ambienti difficili, lontani dalle sedi stanziali anche per lunghi periodi e quindi in grado di accettare minori vincoli di natura extra-professionale, essere fisicamente idoneo e predisposto al sacrificio personale“.

Questo è il mondo che il governo immagina, il mondo per il quale si stanno preparando i nostri giovani.

Il Movimento 5 stelle immaginaun futuro differente, un futuro in cui ci si prepari davvero alla pace, iniziando a riconvertire le nostre fabbriche di tecnologia bellica creando un’industria supportata da adeguata ricerca e sviluppo. Un’industria tesa, magari, alla realizzazione di prodotti per il benessere delle persone, per tecnologie che ci permettano di creare quella autosufficienza Energetica o che vi tendano. Oppure per una agricoltura che copra il nostro fabbisogno alimentare. E magari allo sfruttamento delle immense ricchezze culturali, storiche e paesaggistiche del nostro bellissimo territorio.

Si potrà obiettare che il nostro paese non ha materie prime e che per esse dipendiamo dal resto del pianeta, per questo dobbiamo proteggere gli approvvigionamenti energetici, i nostri commerci e le vie di comunicazione verso i mercati, dato che siamo un’economia di trasformazione.

E qui arriviamo ad un altro punto dolente. Non solo il governo italiano ha una pessima visione del futuro, ma anche una cattiva gestione del presente. Possibile che non si ritenga corretto informare il popolo Italiano su quali siano le reali motivazioni delle missioni militari? Possibile che il governo che i cittadini non sappiano che i nostri soldati andranno in guerra, forse, in Libia affinché noi si possa godere del gas libico?
Non sarebbe il caso di dire chiaramente, volta per volta, quali siano gli interessi nazionali reali?

Si faccia decidere il Parlamento su questi temi, invece si lascia tutto nelle mani del primo ministro. È scritto nero su bianco: il parlamento non può negare l’autorizzazione. Noi riteniamo doveroso informare, discutere senza ipocrisia quali siano gli obiettivi di ogni singolo utilizzo delle nostre forze armate o di sicurezza. Il desiderio di “mantenere la pace” o “esportare la democrazia” è stato storicamente utilizzato come artificio retorico per giustificare ogni tipo di aggressione armata: raramente un invasore ha mosso all’attacco senza proclamare a gran voce il suo intento pacificatore.

Volete dire agli Italiani che alcune missioni servono o serviranno esclusivamente per poter ingraziarsi le potenze straniere, per il prestigio, per poter “valere” sul piano Internazionale, ai tavoli ONU e NATO che secondo noi sarebbero invece organismi da modificare.

Crediamo sia tempo di porre fine al ritornello “ce lo chiede l’Europa, la Nato o l’Onu”, fare un piano serio per il futuro con cui fissare chiaramente le priorità dell’Italia. Significa, semplicemente, pensare un mondo diverso e magari sarà questo il modo per convincere anche altre nazioni a farlo.

A breve arriverà già il prossimo decreto missioni, saremo impegnati nuovamente sugli stessi temi, stessa farsa, continui rinvii e poi l’urgenza, finale, di approvarlo di corsa. Ribadiamo che una legge che disciplini le missioni internazionali è necessaria, abbiamo provato a migliorarla e a dare centralità al Parlamento, ma non avete voluto ascoltarci.7

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