Mobbing, liti e la mancanza di un comandante: il lato oscuro della Polizia Municipale

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Quarant’anni di lavoro, con indosso la divisa della Polizia municipale. Un percorso che si è concluso forse in maniera diversa da come se lo aspettava. Ma con onore.

G.Z., commissario della Polizia Municipale è andato in pensione. Ci ha inviato una lunghissima lettera in cui “sento la necessità di dover esternare e rendere pubbliche alcune riflessioni nei confronti dell’amministrazione comunale e, più in particolare, verso una sua istituzione, quella della Polizia Municipale, la cui funzione dovrebbe essere indirizzata a rivestire un ruolo fondamentale e decisivo per la salvaguardia del patrimonio comunale, per la prevenzione ed il controllo delle attività contrarie alle disposizioni del governo cittadino, per il contrasto e l’individuazione di attività elusive ed evasive dei tributi, nonché per l’effettiva garanzia di legalità, razionalità ed efficienza dell’azione sul territorio e di tutto quanto previsto dai vari regolamenti e leggi nazionali e regionali che fanno ricadere sulla Pm un’infinità di competenze”.

Abbiamo letto e, diciamo la verità, ci siamo un po’ sconcertati di fronte ad alcuni episodi che il commissario racconta.

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