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Ministro della Difesa : Ho informato chi di dovere Rientra nelle mie prerogative Ma è polemica

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Il Ministro della Difesa ha rilasciato una interessante intervista al Corriere . Decisa a portare avanti la sua linea, chiarisce alcuni aspetti circa le sue dichiarazioni sul ritiro afghano, ma deve fare i conti con le polemiche politiche… e non solo….


Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta rimarca le proprie dichiarazioni sul ritiro afghano. Durante l’intervista rilasciata a “il Corriere” spiega le motivazioni che l’hanno spinta a prendere una decisione così importante.

La linea non cambia «perché ho agito secondo le mie prerogative, informando chi di dovere». Riguardo la politica che si è instaurata con il Ministro leghista Moavero, la Trenta ha dichiarato:« se chiedo al Coi di valutare, e sottolineo valutare, l’avvio di una pianificazione per il ritiro non credo di dover informare il ministro Moavero, perché rientra nelle mie prerogative. Del resto parliamo di una pianificazione tecnica; un’attività che i militari svolgono continuamente per farsi trovare sempre pronti. Ho informato chi di dovere, tra cui il presidente del Consiglio e il Capo di Stato Maggiore della Difesa».


Ma la Trenta non viene attaccata soltanto dalla politica. Anna Rita Lo Mastro, mamma di David Tobini,   parà della folgore morto in Afghanistan il 25 luglio 2011 , in una lettera inviata alla redazione de “il Giornale” ha rilasciato pesanti dichiarazioni circa l’azione del Ministro della Difesa pentastellato: “Come ogni mattina vado a trovare la tomba di mio figlio e, accendendo la radio, ascolto al telegiornale: Nell’arco dell’anno saranno ritirati i militari italiani dalla missione in Afghanistan. Mi trovo proprio davanti a un corpo senza vita”. “Approfondisco e apprendo che si tratta di una valutazione richiesta dal ministro della Difesa”, “leggo altri titoli di giornali: L’Afghanistan vede la pace. La vorrei vedere questa pace, nel cui nome è morto anche mio figlio, insieme ad altri 53 soldati italiani”.

La donna chiede rispetto per il figlio e per tutti i militari italiani morti in Afghanistan: rispettate il rosso di quella bandiera, perché quel rosso è il sangue di chi per voi lo ha fatto scorrere sulla sabbia di quel Paese, tutt’ora in guerra”.  “Siamo stanchi e non faremo umiliare i nostri figli da istituzioni ingrate. Se poi davvero come dite in Afghanistan è scoppiata la pace, come ci auguriamo per quella terra, allora ditelo a chiare lettere. Così i nostri figli non sono morti invano. E noi saremo liberi di andare in Afghanistan e portare quel fiore lì dove i nostri figli se ne sono andati”.

Duro anche il  Ministro  degli Esteri  Enzo Moavero, che ha replicato : “Non solo la Farnesina deve essere informata, ma deve anche partecipare alle decisioni sul ritiro”.

Attualmente l’Italia ha un impegno che prevede un massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. I negoziati di pace tra americani e talebani si sono tenuti in Qatar e non in Afghanistan. Gli inviti del presidente Ashraf Ghani sono stati letteralmente ignorati. Il braccio armato dei talebani considera  i rappresentanti di Kabul delle “marionette” al servizio  degli Stati Uniti. La situazione si presenta più complessa del previsto e non sarà semplice venirne a capo in poco tempo, su questo i dubbi sono davvero pochi.

La redazione di NSM


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