Marinaia accusa i superiori : Per togliermi un anello, mi hanno torturata per 3 ore e mezza

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Una donna arruolata nella Marina Militare, accuserebbe alcuni superiori di averla torturata per tre ore e mezza nel tentativo di togliergli un anello


L’accusa arriva da una donna, arruolata in Marina, ma all’epoca dei fatti allieva nella scuola sottufficiali della Marina della Maddalena. Oggi la soldatessa, una 28enne che riveste il grado di Sottocapo , è imbarcata sulla nave scuola Amerigo Vespucci.

Mi sembrava di essere in un film horror: hanno usato un seghetto e altri arnesi da meccanico per rompermi un anello incastrato nel dito” .Questa è solo una parte delle pesanti accuse che l’allora allieva avrebbe riportato in una denuncia. Da quanto riferisce La Stampa però, di questa denuncia depositata lo scorso ottobre 2017 non vi sarebbe più traccia.

“Mi tenevano bloccata” . “Hanno usato un seghetto affilato, un paio di tronchesine, nastro isolante e fascette da elettricista per rompere l’anello che si era incastrato nel dito” riporta ancora La Stampa. “Mi hanno impedito di andare in ospedale, mi tenevano bloccata nell’ufficio di un ufficiale e mi hanno sottoposto a una sofferenza allucinante”


«Tutto è iniziato mentre mi accingevo ad uscire dalla caserma per andare al pronto soccorso ha dichiarato il Sottocapo alla Stampa: il capitano di corvetta mi ha bloccato e ha ordinato a due colleghi di prendere la cassetta degli attrezzi dalla sua auto. Mi ha fatto andare nel suo ufficio e quando ha tirato fuori il seghetto per me è iniziato il terrore. I primi tentativi di spaccare l’anello mi hanno provocato ferite e dolori allucinanti, temevo di perdere il dito e ho perso le forze e la parola. Al terzo tentativo il mio dito è stato avvolto con nastro isolante per cavi elettrici ma non è bastato. Al quarto il capitano ha ordinato a un maresciallo di impugnare una tronchesina e insieme hanno tentato di strappare l’anello. Il dolore è stato fortissimo».

«La mia mano era insanguinata continua ancora la soldatessa sulla Stampa e un collega ha rovesciato una bottiglia d’acqua gelata per tentare di raffreddare il dito, che era già viola, gonfio, pieno di ferite e bolle da ustione. Ma nonostante questo il capitano ha ripreso il seghetto: sono riuscita a fermarlo e allora ha preso un tagliacarte e l’ha infilato tra l’anello e il dito ferito. Dopo il supplizio l’anello si è rotto e me lo hanno strappato tirando con le pinze su due estremità e provocando altre ferite. Poi mi hanno accompagnato in infermeria e messo dei cerotti per chiudere la ferita».

La Marina Militare, dopo aver appreso la notizia ha avviato un’inchiesta interna e ha immediatamente diramato un comunicato stampa :«Il comando della scuola ha ricevuto una lettera solo dopo che la ragazza è stata trasferita . Abbiamo avviato un’inchiesta interna, appureremo le responsabilità.

Anche la  Procura Militare ha ritenuto opportuno aprire  un’inchiesta . Nell’atto di accusa sarebbero riportati i nomi e cognomi dei presunti torturatori, tra i quali anche un capitano di corvetta.


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