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L’Italia in Somalia? I molti errori di un disimpegno

Cosa abbiamo, cosa non abbiamo e cosa avremmo dovuto fare per la Somalia. Ne parliamo con Bernando Venturi e Massimo Alberizzi

La Somalia continua, ancora oggi come in passato, ad essere terreno di scontri violenti, mostrandosi al mondo come un Paese che non possiede un Governo stabile, pronto a contrastare la minaccia terroristica, e che non è in grado di assicurare una pace duratura alla sua popolazione.

 Il 14 ottobre 2017 più di 300 persone sono state uccise e almeno 500 ferite durante un attacco terroristico, che ha visto esplodere un camion-bomba in un incrocio affollato a Mogadiscio, capitale della Somalia. Tra le vittime anche 15 bambini che erano a bordo di uno scuola bus. L’attacco è stato definito il peggiore nella storia della città, una statistica particolarmente allarmante, considerando che la capitale, dopo il crollo dello Stato somalo nel 1991, è stata vittima di ripetuti conflitti violenti.

La Somalia è in guerra dal 30 dicembre 1990 ed è continuamente in preda a violenze generalizzate in tutto il Paese. Prima è avvenuta la guerra con il contingente delle Nazioni Unite, che prevedeva anche la presenza degli Stati Uniti e dell’Italia, dopo sono avvenuti attacchi terroristici, che hanno alimentato lo stato di tensione presente da molti anni. Questo è l’attentato più grave che ha subito la Somalia dal 2007 ad oggi. Il Paese è un profondo Far West, senza autorità che facciano rispettare la legge e con una comunità internazionale che ha certamente riconosciuto la presenza di un Governo, che però controlla a malapena una parte di Mogadiscio e i suoi territori limitrofi”, ci dice Massimo Alberizzi, Direttore di ‘Africa-Express.info‘, quotidiano panafricano in lingua italiana. Leggi tutto, clica QUI

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