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Libia: Pili, no a missione Brigata Sassari, rischio uranio

Deputato Unidos a ministro, urge conoscere mappa inquinamento

“No all’intervento a terra in Libia tanto meno all’invio della Brigata Sassari. I report riservati nelle mani della Difesa dicono con estrema chiarezza il rischio uranio che correrebbero i militari se venissero mandati ad operare su un teatro di guerra”. Lo sostiene il deputato di Unidos, Mauro Pili, che ha presentato un’interrogazione al ministro della Difesa, sollecitando una mappa esatta del grado di inquinamento da uranio impoverito in Libia. “E’ sorprendente l’insistenza della coalizione per mandare gli italiani su quello scenario libico – afferma Pili – proprio loro che sanno il tipo di armamento bellico all’uranio impoverito utilizzato dai loro raid aerei. In queste settimane si registra un reiterato e sibillino appello all’Italia perche’ intervenga direttamente e sul terreno del teatro di guerra in Libia. Un’esortazione pubblica e subdola che appare come una chiamata alle armi su uno scenario che Francia, Inghilterra e Stati Uniti hanno reso con l’uranio impoverito impraticabile per gli interventi a terra”. Secondo il parlamentare sardo, “dalle analisi emerge un dato inquietante: sul territorio libico sono stati fatti esplodere almeno 100 missili Tomhawk al giorno. Il professore Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino ha pubblicato degli studi proprio su questo fatto che fanno emergere le caratteristiche letali di questo missile. Si tratta di armi che contengono quantita’ variabili da 30 a 400 kg di uranio impoverito (Depleted Uranium: DU) un componente estremamente efficace che garantisce un alto potere di penetrazione, ma dagli effetti devastanti sulla salute dell’uomo”.

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