L’ex Ammiraglio arrestato per le mazzette in Marina ora è accusato anche di bancarotta

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L’ ex-ufficiale della Marina Militare Giovanni Di Guardo, noto alle cronache per essere stato arrestato nel corso dell’operazione “Backhander”, in seguito  al coinvolgimento nel giro di appalti truccati da 5 milioni e mezzo di euro a danno della Forza Armata, ora dovrà rispondere anche di bancarotta fraudolenta. Secondo  la procura di Catania avrebbe organizzato  un giro di capi d’abbigliamento tra l’Italia e Malta, generando un ingente danno economico ai creditori.

Nel  2014 l’operazione “Backhander” condotta dalla Guardia di Finanza vide indagate 17 persone, 12 delle quali finirono in carcere. Ora Di Guardo dovrà rispondere anche di bancarotta fraudolenta. Il  pm  Fabio Saponara della Procura di Catania, ha concluso nei giorni scorsi le indagini nei confronti dell’ ex-ufficiale della Marina Militare.



Di Guardo secondo  quanto ricostruito dalla procura, avrebbe approfittato della missione militare italiana presso Isola di Malta per l’ausilio alle forze della Marina maltese (Miatm – Missione italiana di assistenza tecnico-militare), mettendo in atto una “frode carosello” comunitaria costituendo due società, una in Italia ed una a Malta. La società italiana aveva il compito di acquistare i capi di abbigliamento senza pagarli, facendosi  fare credito dalle aziende di abbigliamento italiane grazie all’appartenenza alle Forze armate.

Una volta ritirati i capi d’abbigliamento,la società italiana li spediva alla società maltese, intestata all’ex ammiraglio, che faceva perdere le proprie tracce rendendosi insolvente. Questo giochetto ha causato un accumulo di debiti a carico della società italiana, in cui il marinaio Giovanni Di Guardo compariva solo come socio, sino a quando i creditori italiani  hanno provveduto a farne dichiarare il fallimento.

Le indagini della procura erano state avviate a causa dei forti sospetti  emersi in conseguenza ad un’eccessiva mole di credito concessa ad una società pressoché nullatenente, con a capo una “testa di legno” , una persona che è poi risultata essere un impiegato dipendente dell’ex militare.



Le verifiche effettuate sui computer, sulla posta elettronica, sugli smartphone  e sui viaggi effettuati dall’ ex militare proprio a Malta, hanno evidenziato che l’ex ufficiale della marina militare, pur non comparendo , di fatto era l’amministratore di entrambe le società italiana e maltese e  tutti i passaggi dei soldi e della merce erano riconducibili a lui.

Ora l’ex ufficiale dovrà rispondere di bancarotta fraudolenta con la recidiva e con l’aggravante di aver generato un ingente danno economico ai creditori , oltre all’ occultamento e la distruzione delle scritture contabili, al fine di impedire la ricostruzione della destinazione della merce sottratta. Dopo aver scontato una lunga pena per le vicende di Taranto, oggi è in attesa di giudizio e risiede in toscana




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