“IL LAVORO PIÙ BELLO DEL MONDO E I CERCHIETTI” (I VALORI DELL’ESSERE SOLDATO)

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di Falconfab

“Papà, esci ogni giorno con lo stesso vestito, io chiedo alla mamma dove vai, e lei dice: ‘a lavoro’. Che lavoro fai?”, “Il vestito si chiama uniforme, lo indosso perchè sono un soldato”.

Riccardo era perplesso, per lui il soldato era un uomo grosso e cattivo che uccide nemici ancora più cattivi, il soldato era un po’ Superman e un po’ Crudelia de Mon. Ma lui non aveva mai visto il suo personale super eroe usare violenza.

“E ogni giorno spari a qualcuno?”, “no, per carità! Non si spara quasi mai, per fortuna”.

Riccardo era confuso: “ma allora cosa fai?”, “servo la Patria, figliolo” e, come la notte segue il giorno, inevitabile, arrivò l’altra domanda.

“Cos’è la padria? Perchè la servi?”, “la Patria, con la ti, è quel posto dove abbiamo le nostre radici, quel posto dove sono vissuti i nostri padri e, la servo perchè…”, “ok, ho capito cos’è la padriaconlattì” e, soddisfatto oppure annoiato, tornò ad incastrare i suoi mattoncini per inventare una nuova astronave. Ma, quel giorno, andando in caserma, provai un senso di vuoto. Quella spiegazione enciclopedica di Patria non mi rappresentava più.

Perchè obbedire e rischiare per una padria? Cosa c’entravo io con la terra di avi che non ho mai conosciuto? E quelli che conosco, sarebbero davvero fieri di avere un croce alla memoria al posto di un figlio? Deluso e stanco, con le spalle curve sotto l’invisibile peso di parole vuote, mi sentivo imprigionato in un lavoro che non potevo più cambiare ma che svolgevo per venale interesse. Da allora, iniziai a celebrare l’alzabandiera per dovere, senza entusiasmo. Sussurravo un inno ‘distante’ e mi chiedevo quanto fosse vero che, se l’Italia avesse chiamato, sarei stato ‘pronto alla morte’. Sapevo la risposta ma, il retorico giudice della mia coscienza mi vietava di ammettere una pavida verità.

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