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L’Arma lo caccia, il Tar lo reintegra : la storia del Maresciallo Riccardo Prisciano

Nel lontano luglio del 2015, dopo aver pubblicato un libro, gli venne notificato l’avvio di un procedimento disciplinare “per islamofobia, xenofobia, omofobia, violazioni dei doveri attinenti al grado ed al giuramento prestato e per aver inficiato l’apoliticità della Forza Armata” .Punito con 7 giorni di rigore, venne congedato in breve tempo. Una battaglia legale di oltre 3 anni fino alla sentenza del Tar Lazio che ieri ha annullato il provvedimento di espulsione disponendone il reintegro



Riccardo Prisciano, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, noto alle cronache per essere stato sottoposto a procedimento disciplinare per aver scritto un libro dal titolo ” Multiculturalismo e Islam, problemi e soluzioni” , nel quale esprimeva le proprie idee da libero cittadino, è stato reintegrato dal tar Lazio.

Il contestato libro, all’epoca non passò inosservato ed arrivò, molto probabilmente, fino ai piani alti della politica. In breve il militare venne accusato, in sede disciplinare, di islamofobia, xenofobia, omofobia, violazioni dei doveri attinenti al grado ed al giuramento prestato e per aver inficiato l’apoliticità della Forza Armata.

Il 6 agosto 2015, mentre si trovava in Puglia, in congedo parentale per gravi problemi famigliari, fu chiamato ad affrontare il processo disciplinare, con soli due giorni di preavviso. A nulla servì chiedere di spostare il processo per esigenze famigliari, il processo si svolse in sua assenza .Venne condannato a sette giorni di consegna di rigore.

Pochi giorni dopo venne trasferito in Sardegna, a  800 km dalla famiglia.
Da quella data, il maresciallo Prisciano riuscì a prendere servizio per soli tre giorni, usufruendo del congedo parentale non retribuito, rinunciando a gran parte dello stipendio per poter assistere la sua bambina di 4 anni che abbisognava di cure in quanto affetta da gravi disturbi psico-affettivi.

Poco dopo essere stato estromesso dall’ Arma, dichiarò: Mentre l’Europa è sconquassata dallo jihadismo, in Italia ci si preoccupa di mettere all’indice un carabiniere colpevole di aver studiato e analizzato magari con troppa animosità il problema del terrorismo e dei flussi migratori. “Vietato criticare l’islam. Guai a scriverne e a esporre la propria opinione in pubblico.


Ogni tentativo di difesa fu inutile , non ci furono ragioni, il militare venne espulso dall’ Arma dei carabinieri in breve tempo e dovette affidarsi alla giustizia italiana.

Prisciano si era laureato in scienze giuridiche della sicurezza all’Università di Tor Vergata a Roma.Nel libro contestato,  espresse proprie idee in veste di libero cittadino , sostenendo , ad esempio, che nell’Islam non esistono musulmani moderati, affermando inoltre, la necessità di interrompere i flussi migratori tra le coste del nord Africa e l’Italia.

La sentenza 01385/2019 del 4 febbraio 2019

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio , in buona sostanza con la sentenza di ieri,  bacchetta l’Amministrazione. A detta dei giudici infatti, è necessario che la p.a. dimostri, attraverso una documentata prospettazione, le ragioni per cui l’interessato non è più ritenuto meritevole di far parte del consesso militare.

In un atto cosi gravoso, sostengono i giudici, la p.a. deve necessariamente valutare l’intera esperienza professionale e privata del militare e non la sola enumerazione delle sanzioni irrogate, ovvero  meri e stereotipati giudizi negativi. Inoltre, le sanzioni irrogate al militare risultano connesse a manifestazioni del pensiero espresso dal ricorrente e non comportano quindi alcuna reazione penale.

Il Tar ha ritenuto inoltre rilevanti alcune dinamiche non contemplate nel provvedimento espulsivo, quali l’archiviazione di una prima sanzione di rigore irrogata in relazione ad una denuncia avanzata nei confronti di Prisciano,  il collegamento delle altre due sanzioni di rigore , connesse a manifestazioni del pensiero espresso dal militare, l’assoluzione dello stesso disposta dal giudice ordinario , dal reato previsto e punito dall’art. 572 c.p. perché il fatto non sussiste, condannando, di contro, l’ex coniuge a mesi otto di reclusione e per ultimo, l’arresto da parte del maresciallo, di un malvivente che aveva aggredito un anziano, convalidato dall’A.G..

Pertanto, alla luce delle suesposte considerazioni, il provvedimento espulsivo , a detta del Tar Lazio, non risulta non adeguatamente motivato e deve essere annullato.


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