LA MINISTRA TRENTA RIVOLUZIONA LA DIFESA:SI PARTIRA’ DA CHI E’ RIMASTO INDIETRO?

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LA MINISTRA TRENTA RIVOLUZIONA LA DIFESA : SARA’ INTEGRATA, DUAL USE  E RESILIENTE. MA LA ROTTA DEL CAMBIAMENTO PASSA DALLA TUTELA DEL PERSONALE MILITARE E CIVILE.  SI PARTIRA’ DA CHI E’ RIMASTO INDIETRO?

Articolo a cura di Salvo Consoli

Lo scorso 26 luglio presso le Commissioni congiunte Difesa,  IV°  del Senato della Repubblica e IV°  della Camera dei deputati  esordisce la prima audizione del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta con gli innovativi contenuti delle  linee programmatiche del Dicastero. Le novità salienti sono essenzialmente  rappresentate da  una ridefinizione del  concetto di difesa e di impiego delle Forze Armate in relazione ai mutati quadri geopolitici mondiali. Ma la differenza sostanziale sarà il riferimento ai   concetti di resilienza e di dual use che guideranno l’azione politica del cambiamento .

Come un capitano coraggioso l’azione del Ministro non è improvvisata ma il frutto del suo impegno svolto ancora prima che lei occupasse la stanza dei bottoni di via XX Settembre, quando da collaboratrice del Centro militare di studi strategici (Cemiss) aveva potato a termine una ricerca dal titolo : “L’utilizzo duale delle capacità della Difesa per scopi non militari”, che altro non era che lo specchio di come si sarebbe evoluto il concetto di Difesa in particolare alla luce dell’impiego duplice che le Forze Armate hanno nel tempo già iniziato a fare. Su questo aspetto Elisabetta Trenta che è anche Capitano della Riserva Selezionata dell’Esercito ha saputo consolidare i suoi obiettivi politici mettendo a frutto il suo lavoro per cambiare la Difesa.

La sua linea politica resta coerente ora più che mai che le sue intenzioni sono nero su bianco. Prima di diventare Ministro, Elisabetta Trenta voleva portare nella scena politica italiana “ il senso del dovere, i valori della competenza,  l’attenzione ai temi della sicurezza e del territorio e della valorizzazione del ruolo internazionale dell’Italia”. Ma è sul personale che si concentra la scommessa:   l’investimento  nel personale e nella tecnologia puo’ assicurare al paese forze armate più moderne e più capaci di fronteggiare le nuove minacce” e cosi appena nominata  a capo del Dicastero ha subito dichiarato:  “Ci concentreremo sulla tutela del personale militare”. Certo le ambizioni sono tante e tutte hanno in comune l’obiettivo di  far diventare la Difesa immagine e  volano della competitività dell’Italia nel mondo.



Sette gli obiettivi essenziali che vengono indicati come convergenza tra le forze di governo mentre saranno due gli elementi chiave che caratterizzeranno l’impulso politico: Resilienza e Dual Use. In pratica si dovrà:

1)Migliorare e rendere più efficiente il settore della Difesa, partendo dalla tutela del personale;

2) definire il ruolo dell’Italia nella NATO e nell’Unione Europea;

3) vigilare sulla protezione del territorio e della sovranità nazionale, prevedendo nei limiti di bilancio nuove assunzioni;

4) rilanciare l’industria italiana nel settore della Difesa, con impulso alla progettazione e alla costruzione dei necessari sistemi militari;

5)accedere ai finanziamenti alla ricerca e all’implementazione del know how nazionale;

6) rivalutare la nostra presenza nelle missioni internazionali sotto il profilo del loro effettivo rilievo per l’interesse nazionale;

7)razionalizzare l’impiego delle risorse nelle spese militari al fine di evitare sprechi ed inutili duplicazioni, anche con riferimento alla riforma del patrimonio immobiliare non più funzionale.

Concetti innovativi sono Resilienza e Dual use. La prima è intesa come reazione positiva in risposta a situazione negative subite ed in ambito militare è un termine che non suona nuovo nella storia delle nostre Forze Armate e del nostro Paese, infatti è attraverso le due guerre mondiali che abbiamo assistito come sia stata forte la capacità di alcuni reparti di riorganizzarsi e di contrastare l’azione del nemico sorprendendolo  fino ad ottenere o la vittoria o l’onore delle armi nell’ipotesi più sfavorevole. Un connotazione che è anche stata tipica della cultura e della politica italiana del tempo che è riuscita a trasformare il paese partendo da una economia di guerra per arrivare a una economia di sviluppo.

Nell’audizione alle Camere  il Ministro  ha spiegato che la Resilienza  sia da concepire  come la capacità di adattarsi al cambiamento nella minaccia che il nostro Paese si trova ad affrontare. Una minaccia ibrida e dal carattere poliedrico, che ci pone davanti nuovi obiettivi, nuove sfide e ci spinge verso un’accurata revisione del concetto stesso di Difesa.

Dual use, termine già operativo come le attività svolte dalle Forze Armate in ambito non prettamente militare: dalla 46°aerobrigata dell’A.M. di Pisa impiegata nei trasporti a carattere sanitario, alle Navi della Marina Militare con compiti in campo ambientale, geofisico e sanitario, ai reparti dell’Esercito utilizzati per l’operazione strade sicure e per operazioni antincendio AIB.

Come già accennato, il  lavoro scientifico svolto da   Elisabetta Trenta al Cemiss (Centro Militare di Studi Strategici)  costituisce  per certi verso il perno su cui ruota l’obiettivo politico per innovare la Difesa. Dal lavoro pubblicato si evidenzia che :“Le sfide del settore della sicurezza oggi chiamano in causa il ruolo contemporaneo di attori sia civili, pubblici e privati, sia militari ed è sempre più necessario creare sinergie operative e collaborazioni istituzionali al servizio dello Stato……Tutte le diverse articolazioni delle Forze Armate italiane, in virtù delle loro peculiari capacità, che permettono di fornire alla comunità servizi di utilità anche in settori diversi dalla sicurezza collettiva …… sono in grado di concorrere, con l’impiego di personale, mezzi e materiali, a interventi coordinati dagli altri dicasteri in caso straordinaria necessità/urgenza, di ricostruzione e stabilizzazione. Dalla sistematizzazione di tali collaborazioni, oggi frammentarie, possono derivare sinergie operative, riduzione delle duplicazioni di ruoli e, quindi, risparmi per il bilancio statale, a vantaggio di migliori e più efficienti servizi per la collettività.

Quindi per la Ministra questa attività viene intesa come la consapevolezza di dover sostenere, e al contempo ampliare, le opportunità di duplice uso delle capacità della Difesa per scopi non militari e a supporto, appunto, della resilienza stessa. Un approccio che consentirà al Paese di accrescere la sua sicurezza collettiva nei confronti di tutte quelle minacce ed eventi calamitosi che possono perturbare il regolare svolgimento della vita dei cittadini. Continua a pagina 2 oppure clicca QUI



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