La donna che parla agli elicotteri

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  • di Guendalina Marra

Fine anni ‘60, aeroporto di Firenze Peretola. Sono gli anni in cui i DC-3 e i Fokker 27 fanno la spola sulle rotte delle grandi città del turismo. Sono gli anni del consolidamento del movimento femminista nel nostro Paese. Sono gli anni in cui anche in Italia è ancora virtualmente tutto possibile.

Un gruppo di giovani donne, intorno ai 25 anni, osserva attenta e divertita dagli spalti l’esibizione dell’Esercito italiano, una dimostrazione di volo che si trasforma in un invito a salire a bordo di un AB-204b, uno Huey.

È il colpo di fulmine che da vita a una leggenda mondiale dell’ala rotante: Maria Concetta Micheli, prima donna italiana pilota di elicotteri.

Nata a Mercatale di Cortona, in Toscana, la carriera del comandante Micheli inizia con il numero 116, quello del suo brevetto di pilota privato.

È l’8 ottobre 1971: la storica Scuola Nardi dell’aeroporto di Bresso è il luogo in cui inizia una leggenda da Guinness dei Primati.

Determinazione, grinta, coraggio. Sono le chiavi di un successo testimoniato da premi, riconoscimenti e anche una biografia: “La ragazza che parlava all’elicottero”. Più che un libro, è una testimonianza dedicata a tutte le donne che vogliono osare. Alle donne che come Maria Concetta Micheli credono prima di ogni altra cosa nella passione per il volo e sfidano ogni pregiudizio,

Ed è così, sfidando i pregiudizi di un mondo, quello degli elicotteri, tipicamente maschilista, è diventata la donna dei record.

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