Infermieri militari fuorilegge per lo stato : probabile normativa dopo l’interrogazione parlamentare

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Presentata dalla pentastellata On. ERMELLINO Alessandra l’  interrogazione a risposta immediata in IV commissione (Difesa) sull’insana situazione che affligge nell’ultimo periodo gli infermieri militari non iscritti  all’Albo, che per via di una legge scritta male, rischiano condanne esemplari.

La legge è la n.3 dell’11 gennaio 2018  ed obbliga gli infermieri professionali militari che esercitano la professione, ad iscriversi all’Albo. Tale iscrizione è assai onerosa e deve essere rinnovata ogni anno. Gli  infermieri militari quindi, a differenza di tutti gli  altri commilitoni, dovranno pagare una tassa allo stato per poter espletare il proprio lavoro.



Chi non si attiene a quanto disposto da questa scellerata legge,  non solo sarà soggetto a reato di abuso della professione con conseguente perseguibilità penale per il datore di lavoro (in questo caso la Difesa), ma potrà anche essere multato.

Proponiamo di seguito l’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministero della Difesa e la relativa risposta:

“Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

con l’entrata in vigore della legge n. 3 dell’11 gennaio 2018 (cosiddetta legge Lorenzin) chi esercita una professione sanitaria deve essere iscritto all’albo professionale. Requisito obbligatorio per poter esercitare la professione infermieristica all’interno del servizio sanitario nazionale e in libera professione è quello di iscrizione all’ordine professionisti infermieri. La maggior parte degli infermieri militari ne sono sprovvisti;

con una nota del 28 febbraio 2019, l’Amministrazione della difesa aveva disposto immediate ed urgenti verifiche sulla giusta applicazione della normativa che sancisce l’obbligo di iscrizione al relativo albo professionale anche per il personale militare delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative e tecnico-sanitarie;


dal 15 febbraio 2018, gli infermieri militari che esercitano la professione senza essere iscritti all’albo possono trovarsi nelle condizioni di commettere il reato di abusivo esercizio di una professione e in tale situazione il loro datore di lavoro ne è penalmente responsabile;

tenuto conto delle condizioni e della specificità del personale sanitario delle Forze armate, in diverse sedi è stato chiesto al Ministero della difesa di porre a carico dell’amministrazione l’iscrizione ai rispettivi ordini professionali;

secondo quanto riportato in una segnalazione sottoscritta da una nota rappresentanza militare il personale militare sanitario verrebbe sottoposto a continue pressioni allo scopo di risolvere le problematiche connesse alla mancata iscrizione al rispettivo ordine professionale, senza altresì attendere le decisioni che saranno assunte dal dicastero –:

se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative affinché le quote di iscrizione/ rinnovo agli albi competenti per il personale militare che esercita la professione sanitaria siano poste a carico del dicastero e, in caso positivo, promuovere un’apposita modifica normativa volta a includere il personale militare nei rispettivi albi degli ordini professionali”.

Di seguito la risposta di ieri giovedì 4 luglio 2019 pubblicata in Commissione IV (Difesa):

“Nel rispondere al quesito posto, mi preme innanzitutto sottolineare che la questione degli obblighi per il personale sanitario militare derivanti dalla legge n. 3/2018 – nota come «Legge Lorenzin» – ha catalizzato la massima, fattiva attenzione da parte del Dicastero e del Ministro in prima persona.

Al riguardo, si è sin dall’inizio ritenuto necessario porre in sistema tale disposto normativo con la specificità del comparto Difesa e Sicurezza, espressamente riconosciuta dall’articolo 19 della legge n. 183 del 2010, nonché dal disposto della legge 43/2006 che, all’articolo 2, prevede la possibilità per il personale dei servizi sanitari militare, della Guardia di finanza e della Polizia di Stato, di svolgere presso le rispettive strutture il percorso formativo connesso al titolo universitario abilitante.

Tale regime di specificità comporta altresì la peculiarità dell’iter formativo del personale del comparto, che, oltre al normale programma per la preparazione tecnico professionale volta al conseguimento del diploma di laurea, prevede materie di studio ed esercitazioni pratiche proprie dell’addestramento richiesto a tutti gli appartenenti al comparto medesimo.

In tale quadro, a seguito dell’entrata in vigore della norma è sorta l’esigenza, in seno al comparto Difesa e Sicurezza, di definire talune questioni interpretative ed applicative in relazione al soggetto che si dovrebbe fare carico degli oneri di iscrizione agli albi professionali.


Al riguardo, essendo escluso, a normativa vigente, l’accollo di tali oneri da parte delle Amministrazioni, il Dicastero ha inteso porre la questione in un contesto interministeriale, affrontando il tema congiuntamente alle altre Amministrazioni coinvolte, al fine di valutare l’opportunità di introdurre una specifica modifica normativa.

In tale ottica, nella giornata di ieri ha avuto luogo, presso il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri, un primo incontro in tal senso con i rappresentanti dei Dicasteri interessati alla questione – segnatamente, Interno, Finanze e Salute – al fine di addivenire il prima possibile ad una soluzione condivisa e satisfattoria per tutto il personale del Comparto coinvolto”.

L’On. Ermellino , appresa la risposta del Ministero della Difesa ha commentato così:

NOVITÀ SUL PERSONALE INFERMIERISTICO MILITARE 👉🏻 Questa mattina, in commissione Difesa, il Governo ha risposto a una mia interrogazione sul tema.

Forse non tutti sanno che, secondo la cosiddetta legge Lorenzin, dal 2018, tutti quelli che esercitano una professione sanitaria devono obbligatoriamente essere iscritti all’albo professionale di competenza. Questa norma coinvolge anche il personale militare per cui l’Amministrazione Difesa – già dal febbraio 2019 – ha avviato urgenti verifiche sulla giusta applicazione della normativa. È davvero importante perché gli infermieri militari che, ad oggi, sono sprovvisti dell’obbligatoria iscrizione all’albo, potrebbero quindi trovarsi nelle condizioni di commettere il reato di abusivo esercizio di una professione.

Ora, il ministero della Difesa – appunto rispondendo alla mia interrogazione – ha dichiarato che tale questione non solo ha catalizzato la massima e fattiva attenzione da parte del Dicastero e del Ministro Elisabetta Trenta in prima persona – proprio a tutela del personale – ma sta anche affrontando il tema congiuntamente alle altre Amministrazioni competenti, al fine di valutare l’opportunità di introdurre una specifica modifica normativa. Sono soddisfatta sia del modus operandi, sia perché è stata accolta una delle mie richieste.

Il caso degli infermieri militari comporta, poi, un’altra particolarità rispetto a quella già esposta e a cui si sta cercando di porre rimedio, proprio perché – essendo loro militari – oltre a seguire il normale programma per la preparazione tecnico professionale volto al conseguimento del diploma di laurea, devono portare a termine materie di studio ed esercitazioni pratiche, tipiche dell’addestramento richiesto a tutti gli appartenenti al comparto medesimo.

Alla luce di questa loro specificità, appare una scelta di buon senso intraprendere una discussione interministeriale, perché a seguito dell’entrata in vigore della norma Lorenzin è sorta l’esigenza, in seno al comparto Difesa e Sicurezza, di definire alcune questioni sia interpretative che applicative in relazione al soggetto che si dovrebbe fare eventualmente carico degli oneri di iscrizione agli albi professionali.

SI VA AVANTI SPEDITI PER RISOLVERE QUESTO GAP…
Infatti, nella giornata di ieri ha avuto luogo, presso il Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un primo incontro in tal senso con i rappresentanti dei Dicasteri interessati alla questione – nello specifico Interno, Finanze e Salute – al fine di arrivare il prima possibile a una soluzione condivisa nell’interesse di tutto il personale del comparto coinvolto.

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