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«In Italia più bustarelle che in Africa». Parola di legionario

Danilo Pagliaro si è arruolato nella Legione Straniera nel 1994. Aveva 37 anni. Si presentò alla caserma di reclutamento a Aubagne, nella Francia del sud. Il racconto di due decenni “in Legione”, come dice lui, è diventato un libro che esce in questi giorni per Chiarelettere, “Mai avere paura”.

Vita di un legionario non pentito, scritto con il giornalista Andrea Sceresini. Pagliaro è di Venezia. Il papà, militare della Guardia di Finanza. Al momento di arruolarsi era sposato con un’ altra donna e aveva già due figli. Ultima avvertenza: i legionari del Terzo millennio non sono quelli un po’ romantici dei film. Cambiano identità, è vero, ma prima si controlla il passaporto e se si è ricercati si va in galera.

Pagliaro, lei dice che un legionario non uccide ma toglie la vita. Le è successo?
Questa domanda non ha un senso.

Perché?
A un militare non si chiede se ha ucciso o non ha ucciso. Un militare fa quel che deve.

Quindi sì?
Sono stato in Africa, in Asia. Ho partecipato ad azioni di guerra, si spara addosso alla gente. Però mi scusi, non è questo il messaggio che vorrei far passare con il mio libro.

E qual è?
Io navigo sui forum militari, vedo i ragazzi che arrivano qui e tutti parlano di uccidere, di fare i tiratori scelti. ‘Sti pezzi di deficienti si rendono conto di cosa vuol dire?

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