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Il Compenso Forfettario d’Impiego nell’epoca del sindacato militare

In un’epoca di incertezze economiche e lavorative , nel quale  i militari disdegnano completamente la vecchia Rappresentanza Militare e nutrono serie perplessità sulle nuove forme di associazionismo sindacale, in molti si interrogano su cosa possa riservare loro il prossimo futuro. In questo articolo cercheremo dispiegarvi le ragioni di chi , malgrado tutto, ha sempre posto il proprio interesse nell’economia personale e familiare piuttosto che in quella dei diritti lavorativi, in un periodo storico che li ha visti partecipi del più lungo blocco contrattuale dell’Italia moderna.

Arriva il sindacato. Chissà quanti militari hanno rivendicato la nascita di questa nuova forma di  rappresentanza! Chissà quanti tra dirigenti di Forza Armata e politici appartenenti a vecchie ideologie hanno tentato invano di evitare che si prefigurasse una situazione come quella attuale! Eppure ormai si è giunti ad un punto di non ritorno.


In tutto il caos generato da ricorsi, sentenze, parlamentari negazionisti, coceristi, sindacalisti improvvisati e  molte altre persone coinvolte per motivi più o meno validi, tutti hanno colpevolmente dimenticato la vera realtà che si vive nelle basi militari. In questo “marasma” , la presa di posizione di taluni individui rasenta la vera e propria ipocrisia.  Tali soggetti si ergono a paladini del mondo militare, nonché portavoce di decine di migliaia di soldati, che a loro dire andrebbero tutelati con azioni eclatanti.

Eppure, anche se per molti è difficile da credere, decine di migliaia di militari in servizio, risultano completamente all’oscuro su queste fantomatiche vicende che interessano la “tutela del mondo militare” e le cui notizie occupano quotidianamente tutti  i portali a carattere militare.

Risulta quindi doveroso prendere atto che decine di migliaia di militari “non sono per niente social”, o comunque, fatta eccezione per qualche selfie in divisa,  ignorano completamente il mondo dell’informazione “social”. Alcuni tra questi consultano a malapena la e_mail istituzionale, ed è su questo concetto che decade quasi del tutto la rivendicazione sindacale e si affermano le retribuzioni economiche, come ad esempio: il Compenso Forfettario d’Impiego, il rinnovo contrattuale, le missioni fuori area e tutto ciò che comunque possa apportare un beneficio economico ai loro conti correnti.


Invero, è necessario sottolineare che molti tra i militari “poco o per nulla social” sono il mero frutto delle paradossali situazioni createsi negli ultimi 20 anni, come ad esempio la mancanza di un adeguato ricambio generazionale , la mancanza di stimoli per via dell’ età che avanza inesorabilmente, l’ assenza perpetua di una affermazione lavorativa che dopo decenni al servizio della patria,  li vede ancora espletare l’incarico di semplici “addetti” . Se a questo aggiungiamo un regime pensionistico sempre più scarno e sempre più difficile da raggiungere, i continui atti vessatori dettati da riordini delle carriere scellerati ,disposti col solo fine di creare un allegro caos all’interno dei ruoli, allora si ha una visione molto più chiara del pensiero “diverso” che proviene da questa “parte” del mondo militare.

Risulta quindi del tutto improbabile che questi soldati possano riconoscere nel sindacato una probabile svolta del loro futuro lavorativo . Ma come gli si può dare torto? In fondo con i diritti derivanti dalla sindacalizzazione non si potrà certo pagare il mutuo della casa,  acquistare un’ auto, o fare la spesa al supermercato. Per queste cose è necessaria una degna retribuzione economica. Basti pensare all’ultimo rinnovo contrattuale che prevede un misero aumento di 14 euro “lordi” al  mese.

Oggi la politica sta discutendo animatamente su come debba essere impostato il modello sindacale in ambito militare. I Cocer, che negli ultimi 20 anni non hanno saputo rappresentare le vere priorità del mondo militare,  rivendicano un ruolo decisionale su un disegno di legge che paradossalmente ne disciplinerà l’estinzione perpetua.

Si potrebbe addirittura presumere che si stia cercando di prendere del tempo prezioso, auspicando magari una improbabile caduta dell’attuale governo, in modo da fermare il processo di sindacalizzazione imposto dalla Corte Costituzionale e rimanere in carica ancora qualche mandato…. ma questi sono soltanto pensieri dettati da improbabili , anzi, impossibili circostanze.

In questa lotta intestina , ancora una volta a rimetterci sono sempre loro, i militari , in special modo “gli operativi”, quelli che partono in missione con pochi giorni di preavviso, che rimangono al lavoro fino a tarda sera per arrotondare lo stipendio, talvolta con il lavoro straordinario, talvolta con il C.F.I., che sono sempre disposti a rinunciare alla vicinanza dei familiari per servire la patria e che per arrotondare un degno stipendio a fine mese, sopportano anche qualche “rimprovero” gratuito , probabilmente impartito da qualche superiore non proprio in linea col “cambiamento”,  ma che malgrado tutto se ne infischiano altamente del sindacato e dei diritti, mostrandosi particolarmente interessati alle remunerazioni in euro , quelle che servono a far vivere dignitosamente i loro cari.


In questo contesto, l’auspicio è che l’attuale Governo non si faccia influenzare da chicchessia. Questo è il momento della concretezza, il momento che sarebbe dovuto arrivare molti anni fa e rimandarlo ulteriormente provocherebbe seri danni  a tutto il mondo con le stellette.

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Oltre al processo di sindacalizzazione, parimenti, deve necessariamente essere ridiscusso il Riordino delle carriere del 2017, che ha imposto inutili nuovi gradi  a chi già rivestiva l’apicale, lasciando ancor più indietro chi era già stato penalizzato. Non si condanni chi non è interessato al sindacato, si condanni chi ha causato disinformazione e austerità , pensando solo alla propria poltrona.

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