I palombari del Comsubin bloccano l’accesso a relitto “nave della ‘ndrangheta”

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I palombari del Comsubin (Comando marittimo subacquei e incursori) della Marina Militare hanno definitivamente bloccato l’accesso alle stive del relitto della “Laura C”, la nave mercantile affondata nel 1941 davanti alle acque di Capo D’Armi, in provincia di Reggio Calabria, col suo carico di 5 mila tonnellate di materiale bellico, tra cui 1500 tonnellate di tritolo. Esplosivo che, come emerso nel corso di diverse indagini negli anni scorsi, di tanto in tanto la ‘ndrangheta ha prelevato per i propri scopi criminali. La notizia e’ stata data dal Prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, che ha tenuto una conferenza stampa alla presenza del procuratore capo della Repubblica, Federico Cafiero De Raho, dell’ammiraglio Eduardo Serra, comandante del Comando marittimo Sud di Taranto, del comandante della Direzione Marittima di Calabria e Lucania, Andrea Agostinelli, e del comandante del Comsubin, Therry Trevisan, del questore e dei comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia Finanza.
I Comsubin sono un reparto d’eccellenza della Marina Militare, fiore all’occhiello delle nostre Forze Armate. Hanno agito, dopo una lunga quanto discreta attivita’ preparatoria che si e’ protratta per circa un anno, alla profondita’ di 50 metri, dove giace il relitto.
Le operazioni sono state eseguite a settembre e ottobre con l’appoggio di una nave cacciamine della Marina Militare, e l’ausilio della Guardia Costiera. Condizioni proibitive per i nostri specialisti, che in 50 minuti di immersione avevano solo 16-17 minuti di tempo, ha spiegato il comandante Trevisan, per poter lavorare nel relitto. Grande soddisfazione e’ stata espressa dal procuratore della Repubblica, che ha elogiato la professionalita’ e l’operato degli specialisti della Marina, sottolineando come un “market” della ‘ndrangheta dove era possibile reperire panetti tritolo per compiere ogni tipo di azioni criminose era una elemento di grande rischio e pericolo.

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