I militari sindacalisti attaccano Salvini: E’ al servizio degli Stati Maggiori!

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Periodo nero questo per gli addetti ai lavori in commissione difesa. Oggi è difficile fare le leggi “at capocchiam” senza essere scoperti. L’era informatica ha posto definitivamente fine ai sotterfugi stile “prima Repubblica” e chi non mantiene le promesse prima o poi dovrà pagarne il prezzo alle urne.

Ora nel mirino c’è finito Salvini, proprio colui che più volte è stato a fianco di chi indossa una divisa. Benvoluto e a volte addirittura osannato da decine di migliaia tra poliziotti e carabinieri, ora però rischia di rovinare tutto proprio a causa delle misure “coercitive” che ha imposto sugli emendamenti al disegno di legge che dovrebbe concedere il sindacato alle Forze Armate ed ai Corpi di Polizia militarmente organizzati.



Addirittura in due emendamenti riconducibili alla Lega, è stata vietata al militare sindacalista la campagna elettorale e le dichiarazioni agli organi di stampa. Questo almeno è quanto si apprende leggendo i comunicati stampa del SILF ( Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri) e del  SIAM ( Sindacato Aeronautica Militare) .

Una cosa è certa, le promesse, almeno fino ad ora,  non sono state mantenute da nessuna delle attuali compagini politiche, chi più, chi meno, ancora nessuno ha rispettato quanto promesso in campagna elettorale, mentre tutte si affannano ad addossare una le colpe all’altra. Una pantomima che non trae in inganno quasi più nessuno, anzi, fa meglio comprendere lo sporco gioco in corso a danno dei militari sindacalisti e di conseguenza di tutto il Comparto Sicurezza e Difesa.

Il disegno di legge 875 presentato dalla parlamentare Emanuela Corda sulla sindacalizzazione dei militari, è stato deturpato da LEGA PD Forza Italia e FdI, ma i 5 Stelle non sono sembrati particolarmente combattivi nel difendere il testo originale, in special modo nel contrastare l’abolizione dei passi che avrebbero finalmente concesso un sindacato degno di tale nome.



Gli attori che recitano la parte dei parlamentari sembrano provenire dritti dalla prima repubblica, ma la cosa straordinaria non è tanto questa, quanto il fatto che si sono calati talmente bene nella parte che forse credono davvero di essere fermi a quell’epoca e stanno cercando di rifilare ai militari una legge sulla sindacalizzazione che non somiglia minimamente nemmeno all’ attuale Rappresentanza, beffando perfino la consulta che tanto bene si era espressa.

SILF ( Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri)

Continua in Commissione l’esame della legge sul sindacato dei militari. Nella seduta del 9 maggio sono stati approvati alcuni emendamenti proposti dal M5S che hanno migliorato il testo (in particolare la procedura di rilascio dell’assenso – art. 3 e di procedure di contrattazione – art. 11). C’è però da segnalare l‘azione della Lega, del PD e di FI che con i loro emendamenti stanno palesemente assecondando i desiderata degli Stati Maggiori. Nel file allegato “Testoemendato10maggio” abbiamo inserito nel testo base tutti gli emendamenti approvati con accanto il gruppo che li ha proposti, per dare un’idea delle posizioni dei vari partiti.

La settimana prossima verrà affrontata la questione forse più importante dell’intera legge ovvero la giurisdizione del giudice del lavoro o del TAR per le controversie relative al c.d. comportamento antisindacale. In discussione c’è l’emendamento della relatrice Corda (M5S) che attribuisce la competenza al giudice del lavoro e due sub-emendamenti di Lega e FI che la contrario attribuiscono la competenza al TAR (come invocato dagli Stati Maggiori).

Il testo della legge è già stato stravolto (e notevolmente peggiorato) rispetto al testo AC 875 originario, se passa anche la giurisdizione del TAR, la legge diventa inutile!

SIAM ( Sindacato Aeronautica Militare)

Commissione Difesa prosegue la discussione in materia di sindacati militari.

Come prevedibile la presentazione degli emendamenti e la loro relativa discussione ha smascherato chi si professava amico dei militari solo a parole. Infatti dall’analisi delle modifiche presentate dai gruppi parlamentari è ben chiaro che per alcuni parlamentari c’è un’oggettiva confusione tra militari e generali.

Infatti le modifiche fin qui introdotte vanno quasi tutte nella direzione di voler disinnescare la mina sindacato all’interno dell’ordinamento militare. Basta scorrere l’elenco degli emendamenti approvati e non si può fare a meno di notare che le poche modifiche volte a migliorare il testo in senso sindacale sono proposte dal Movimento Cinque Stelle, le altre sono firmate PD e Lega e sono tutte orientate a comprimere i diritti sindacali del personale militare.

Brillano tra le altre le modifiche presentate dalla Lega, perle come la limitazione della libertà di parola ai rappresentanti sindacali concessa solo ai dirigenti nazionali e non a quelli locali e solo per parlare di tematiche connesse alla contrattazione, come se quelle fossero le uniche tematiche di cui un sindacato si occupa.

Oppure il limite del settantacinque per cento alla rappresentazione di una sola categoria in un unico sindacato, creando il paradosso che una sigla sindacale debba rifiutare l’scrizione a qualcuno per raggiunti limiti percentuale, limitando il diritto costituzionale di un singolo militare di scegliere il sindacato che meglio lo rappresenta., nonché il vincolo imposto a rappresentare almeno il tre per cento di tutte le categorie in un solo sindacato, vero e proprio regalo agli ufficiali che potranno così decretare l’agibilità o meno di una associazione aderendo o meno ad essa.

Il limite dei cinque distacchi sindacali per un singolo militare nell’arco della sua carriera, combinato con il limite di rieleggibilità serve a impedire la continuità azione ad un sindacalista anche se sta ben operando nel suo ruolo.



La possibilità di trasferire un rappresentante sindacale per incompatibilità ambientale è un’altra arma a disposizione per rimuovere un sindacalista scomodo, proprio perché sarà evidentemente incompatibile con il comandante con cui si confronta. Infine il fatto che il regolamento di attuazione affidato al Ministero della Difesa senza alcun contraddittorio con i sindacati già riconosciuti.

L’assenza di emendamenti approvati a Fratelli d’Italia e Forza Italia, dello stesso tenore di quelli della Lega alimenta il dubbio che quest’ultima stia svolgendo la funzione di vero e proprio cavallo di troia all’interno della maggioranza. Al solo scopo di veicolare le desiderata dei vertici militari, producendo di fatto un nuovo patto del nazareno ed una nuova maggioranza all’interno della Commissione Difesa, formata da Lega, PD, Forza Italia e Fratelli d’Italia, tutta tesa a negare i diritti sindacali al personale militare.

Rimangono ancora due nodi importanti da sciogliere in merito al testo in discussione, il primo è la disciplina dei distacchi sindacali, il secondo mira a definire a quale soggetto giuridico attribuire le controversie sull’attività sindacale. Al TAR come vogliono i vertici militari o al giudice del lavoro come richiedono gli stessi sindacati?

È evidente che sono due aspetti decisivi nel bilancio complessivo di questa discussione.

Se la Lega prosegue con il suo atteggiamento a difesa dei generali, la legge sarà definitivamente irricevibile, assumendosi tutta la responsabilità di aver pugnalato alle spalle i diritti dei militari.

E Salvini dovrà dare un nuovo significato alla sua frase “io sto con i militari”, adottando un più opportuno “io sto con i generali”.

COMITATO PER LA COSTITUZIONE DEL SIAM

Foto tratta da SIAM Sindacato Aeronautica Militare

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