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Forze armate italiane a forma di clessidra – rapporto ufficiali / truppa tra i più bassi al mondo

Ricordete bene la 244/12( Riforma dello Strumento Militare) dell’allora Ministro della Difesa Di Paola.

In quell’epoca fu il Ruolo Marescialli a finire sotto accusa, si parlò di esodo forzato, di scivolo a 50anni, di ARQ, di promozioni al grado di Primo Maresciallo per chi avesse compiuto 25 anni di servizio effettivo.

Ebbene, dopo 4 anni non è cambiato praticamente nulla, comprese le aspettative pensionistiche di molti militari, che oggi vedono ancor più lontano il giorno del congedo , che spesso svolgono mansioni da ventenni a causa di quel ricambio generazionale che si fatto non c’è stato e che non sanno cosa farsene di quella ARQ approvata dal consiglio dei Ministri qualche giorno fa , in quanto non agevola in alcun modo la domanda di quiescenza prevista dalle condizioni attuali.

Stralcio di Articolo tratto dal numero di Tempi :

Tagli alle tasse e spending review? Le promesse del governo sono rimaste tali. Eppure basterebbe adeguare gli stipendi dei dirigenti pubblici italiani a quelli degli omologhi stranieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E le Forze armate?
Entrando nello specifico dei dati della Ragioneria di Stato, ai ministeri il numero di dirigenti apicali arriva a quasi 400, e lo stipendio medio lordo va dai 160 mila del ministero dei Beni Culturali ai 243 mila del ministero della Salute. Sono invece 2.400 i dirigenti di seconda fascia, e guadagnano dai 79 mila euro al ministero dei Trasporti ai 110 mila euro alla presidenza del Consiglio. I dirigenti di seconda fascia del ministero dell’Economia sono 585 e hanno uno stipendio lordo che sfiora i 100 mila euro. Più di 2.000 persone (non dirigenti) assunte dalla presidenza del Consiglio guadagnano circa 60 mila euro. In totale, solo per i ministeri, si parla di una spesa in stipendi per alti dirigenti di circa 300 milioni di euro l’anno. Regioni e Provincie spendono 42 milioni. Contando 10 mila dirigenti di seconda fascia con una media di 100 mila euro, il risultato è di un altro miliardo di euro all’anno.

Da anni è noto il fatto che la struttura dell’esercito italiano abbia una forma a “clessidra”: il rapporto fra ufficiali e truppa è uno dei più bassi al mondo, almeno secondo gli analisti militari. Cosicché anche se la retribuzione media nelle Forze armate è pari a circa 39 mila euro, superiore a quella degli altri dipendenti pubblici, anche in questo caso le asimmetrie sono dovute a una sproporzione fra base e vertici, il cui numero di alti ufficiali potrebbe fare concorrenza al Pentagono. Per pagare più di 400 generali (la metà di quelli degli Stati Uniti) lo Stato spende 250 milioni di euro l’anno. Esclusi carabinieri e guardia di finanza, sono circa 2.400 gli alti ufficiali di esercito, marina e aeronautica. Oltre ai circa 400 generali si contano 2.000 colonnelli. Facendo un semplice rapporto, risulta che nell’esercito c’è un ufficiale ogni 5 uomini. Nella marina 1 ogni 3.

Nell’aeronautica gli ufficiali sono più numerosi della truppa. Bisognerebbe prendere in considerazione i carabinieri perché il rapporto ufficiali-truppa scenda a un normale 1 a 15. Eppure anche in questo caso ci sono delle differenze di trattamento. Non tutti gli ufficiali hanno uno stipendio di riguardo. Secondo la Ragioneria di Stato, in media gli ufficiali classificati come dirigenti delle Forze armate sono la metà, e guadagnano circa 100 mila euro. Il numero di ufficiali classificati come dirigenti di seconda fascia arriva a 12 mila e guadagna in media 70 mila euro l’anno, per un costo di 840 milioni di euro. L’Italia, per pagare 15 mila dirigenti delle Forze armate, cioè 1 militare su 10, spende ogni anno 1 miliardo di euro. Per i dirigenti della polizia i contribuenti spendono 400 milioni di euro, più 200 milioni di euro per i quasi 2 mila alti dirigenti.

 

Di fronte a questi numeri e a quelli dell’economia italiana, del debito, della pressione fiscale, sembra strano che Renzi, dopo tante parole sui “manager” e sullo stipendio dei politici, non riesca a comprendere che trovare risorse per diminuire le tasse tagliando sulle buste paga dei dirigenti – se non altro per adeguarle a quello degli omologhi inglesi e americani –, non sembra così inappropriato o difficoltoso da essere ancora rimandato.

 

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