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F-35 frutta miliardi di dollari agli USA-Inghilterra e Israele si prendono la parte dell’Italia

Il programma F-35 di Lockheed Martin è tornato alle cronache americane subito dopo l’elezione di DonaldTrump. Infatti il neo presidente, in un primo momento, aveva rimesso in discussione il progetto F-35 accusando “gli addetti ai lavori” di troppi sovraccarichi e ritardi.

Questa è la storia che in molti conoscono, ma in realtà, dopo un’ accurata indagine da parte del quotidiano Dallasnews,  emerge che il progetto F-35 per gli U.S.A. è fonte di enormi guadagni. Infatti la  Lockheed Martin , grazie al caccia di nuova generazione, ha creato 13mila di posti di lavoro e versa miliardi di dollari nell’economia settentrionale del Texas, ergo, nelle casse U.S.A..

A Fort Worth, la  Lockheed Martin ha la più grande  “divisione aeronautica”  nella quale i 13mila operai sono impiegati nell’ assemblaggio degli F-35.  L’impianto di produzione è lungo quasi un chilometro e le vendite degli F-35, solo nel 2016, hanno fatto realizzare il 23% del fatturato totale del colosso americano.

Ma non è tutto, infatti l’impianto di Fort Worth continua ad attirare fornitori, venditori e tecnici che, insieme ai dipendenti di Lockheed, pompano miliardi di dollari nell’economia regionale. Invero dopo la ristrutturazione del 2011, i costi per il programma sono andati via via calando, pur finendo ben al di sopra delle stime iniziali, ma si sa,  non è raro che ciò avvenga per i programmi militari la cui realizzazione richiede decenni.

Quindi l ‘F-35 per gli U.S.A. rappresenta una vera risorsa economica, basti pensare che i soli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande acquirente di F-35, con l’Air Force, la Marina e i Marines, tutti pronti a ricevere versioni del caccia. Ma , ovviamente, il costo del programma viene anche finanziato  da otto nazioni partner, tra le quali l’Italia, che è tra i più grandi acquirenti del velivolo di nuova generazione.

Certo, in Italia il giro di danaro che si sta instaurando grazie al progetto F-35 non sfiorerà neanche minimamente le cifre da capo giro d’oltreoceano, ma potrebbe comunque portare un bel pò d’ossigeno alla nostra economia, soprattutto quando  lo stabilimento di Cameri entrerà a pieno regime……. ammesso che questo avvenga! Infatti Cameri, come promesso dagli americani,  doveva essere l’unico luogo di Mro&u (ndr, manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento) al di fuori degli Stati Uniti .

Oggi questa certezza non c’è più. Agli inizi del 2017 infatti, il giornale  in questo articolo  avvisava delle intenzioni americane sulla costituzione di altri due hub di stoccaggio, uno in Israele ed uno in Inghilterra.

Il governo italiano si farà soffiare parte del programma e relativi milioni di euro senza fiatare? Non ci resta che attendere e sperare che , almeno per una volta, l’economia del paese prevalga sulla retorica.

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