Esercito: blindati con pezzi di ricambio taroccati, il PM chiede il processo per il Comandante

APRI IL TUO SITO O IL TUO BLOG AD UN COSTO VANTAGGIOSO SU SITEGROUND Web Hosting

Sembra arrivare al capolinea la triste e nota vicenda dei pezzi di ricambio tarocchi rinvenuti sui blindati dell’Esercito dalla G.D.F.. L’indagine ha portato al sequestro di 26 mezzi e alla denuncia di 5 persone, tra le quali il Comandante dell’Ufficio mantenimento e rifornimenti presso il Comando Se.Ri.Mant di Cagliari.

A carico del comandante Giovanni Orfeo Ruiu ci sarebbe anche il reato di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta del 2013 sulla presunta truffa con i pezzi di ricambio taroccati sui mezzi dell’Esercito. Secondo la Procura di Sassari il comandante dell’Ufficio mantenimento e rifornimenti presso il Comando Se.Ri.Mant di Cagliari avrebbe intascato 10mila euro da Enrico, Giovanni Battista e Roberto Finà, e da Argenite Moroni per “chiudere un occhio” sulla «fittizia riparazione a regola d’arte dei mezzi militari». Sono i titolari dell’officina di Castelsardo finita in una vera e propria bufera giudiziaria tre anni fa.

I mezzi dell’esercito sarebbero stati riparati con pezzi usati e difettosi, ma fatturati come se fossero nuovi. Un danno di oltre 100mila euro, aggravato, secondo il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu, dal fatto di aver messo a serio rischio il funzionamento dei mezzi e, quindi, l’incolumità dei militari.

Era stata chiamata «Operazione Lince» quella eseguita dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Sassari, che ha portato alla denuncia di cinque persone – tra le quali, oltre all’ufficiale dell’Esercito di Cagliari addetto alla gestione del Servizio per la manutenzione dei mezzi – ci sono appunto i Finà, titolari dell’officina convenzionata che ha sede a Castelsardo. Dunte l’operazione erano stati sequestrati 26 veicoli militari.

Numerose le perquisizioni eseguite nelle abitazioni degli indagati per truffa e corruzione «per un atto contrario ai doveri d’ufficio» (nel caso specifico per l’ufficiale dell’Esercito). Dalla Brigata Sassari, all’indomani della notizia, era arrivata la precisazione che nessuno dei veicoli militari posti sotto sequestro era stato impiegato in missioni operative nell’ambito dell’Isaf (International security assistance force) in Afghanistan. Ma una parte dei veicoli

sarebbe comunque stata impiegata «anche nelle missioni di pace in Afghanistan». Il 31 marzo si terrà l’udienza preliminare davanti al gup. Gli imputati Finà e Moroni sono assistiti dall’avvocato Lorenzo Galisai, mentre il colonnello Ruiu è difeso dal legale Nicola Satta. (na.co.)

FONTE
Condivisione

Lascia un commento