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Conviene unificare la giustizia militare e quella civile?

Qualche mese fa il Libro Bianco della Difesa aveva proposto l’unificazione delle due giurisdizioni, trasferendo tutti i processi militari a sezioni specializzate del Tribunale Ordinario: si può fare? Conviene?

La proposta è ciclica, l’ultima volta fu avanzata otto anni fa e cassata, perché incostituzionale: il terzo comma dell’articolo 103 della Costituzione prevede l’esistenza di Tribunali Militari e ne determina i compiti – in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge, in tempo di pace si occupano dei reati militari commessi dagli appartenenti alle Forze Armate -.

In secondo luogo, anche se volessero modificare l’articolo 103, l’articolo 25 della Costituzione, che non può essere oggetto di modifica essendo inserito tra i principi fondamentali, vieta di sottrarre una persona al “giudice naturale precostituito per legge”. In pratica, i militari non possono essere sottratti alla giurisdizione militare per i reati militari che avessero commesso.

Ma se fosse possibile, non sarebbe neppure conveniente, per ragioni logistiche e operative. Anzitutto l’accorpamento non comporterebbe alcun risparmio, essendo le sedi dei Tribunali proprietà dell’Amministrazione della Difesa e il personale dipendente del Ministero della Difesa o di quello della Giustizia.

In secondo luogo, nella proposta in discussione, non si trasferisce il 100 % del processi alla giurisdizione ordinaria, ma solo parte delle risorse: il 70 % dei magistrati e circa il 50 % dei cancellieri.

Il Tribunale Militare, infatti, giudica con due magistrati di carriera e un ufficiale delle Forze Armate, il Tribunale Ordinario con tre magistrati di carriera (il rapporto è ridotto per la composizione della Corte d’Appello che giudica rispettivamente in composizione di 3+2 e di 3).

Il personale di militare di cancelleria della giurisdizione militare, inoltre, non potrebbe essere trasferito direttamente, essendo appunto militare.

A livello operativo, mentre il trasferimento di processi potrebbe avvenire con una certa immediatezza – occorre comunque che quelli in corso siano terminati – caricando di lavoro ancor a di più un giudice già oberato, la stessa cosa non può avvenire per un giudice militare che deve essere riqualificato nel ruolo di giudice civile.

Infatti, mentre la giurisdizione ordinaria ha delle regole di procedura molto simili a quelle militari, i reati sono completamente differenti: i giudici ordinari dovrebbero imparare le regole militari e quelli militari le norme civili.

Certo, si potrebbe obbiettare che basterebbe assegnare tutti e solo i magistrati militari alle costituende sezioni specializzate, ma allora cosa cambierebbe? Faremmo una riforma gattopardesca, in cui si cambia tutto per non cambiare nulla!

E se si facesse invece il contrario, cioè si trasferissero quei reati di competenza del Tribunale Ordinario che hanno natura militare – i reati comuni dei militari e taluni reati di terrorismo – al Tribunale Militare? Otterremmo il risultato voluto e impiegheremmo al meglio le risorse del sistema del Corpo della Giustizia Militare. L’eventuale aumento di cancellieri necessari si potrebbe ottenere a costo zero prelevando dal personale militare che, secondo i nuovi volumi organici, risulterebbe in eccesso.

di Marco Eller Vainicher

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