COCER E SOTTOSEGRETARIO LITIGANO MA A PAGARNE LE SPESE È IL MINISTRO

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di Paolo Melis

Mia madre è una dolce vecchina di 86 anni, bontà sua, come molte altre persone della sua età è appassionata alla serie: Il Segreto. Uno di quei prodotti televisivi che può andare avanti per anni. Con personaggi per lo più cliché, che tramano e complottano l’uno alle spalle dell’altro. In questi giorni ho pensato che, in alternativa alla sua amata soap, potrebbe appassionarsi con lo stesso trasporto alla disputa tra il Sottosegretario alla Difesa Tofalo e il Cocer. Perché in essa ci sono tutti gli stessi meccanismi narrativi delle migliori telenovelas. I protagonisti sono sempre un po’ impacciati e occasionalmente gaffeurs. I loro comportamenti sono regolarmente tesi alla continuazione della narrazione, rivelandosi così innaturali ed artefatti. Intorno a loro ruota una galassia di sparring partner che contribuiscono ad alimentare la narrazione, assurgendo di tanto in tanto a protagonisti temporanei per ingarbugliare ulteriormente la questione.

Già in un post precedente avevo fatto un primo quadro della vicenda che riguarda la condivisione, da parte di Tofalo, di un video che utilizzando la scena del bunker, tratto dal film La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, prendeva in giro il Cocer. Ieri, serata speciale, ben due eventi hanno arricchito la vicenda. Il Cocer ha rilasciato una delibera ed un comunicato e Tofalo ha risposto con una nota. Se qualcuno presagisce che la vicenda si chiuderà qui, lo rassicuro subito. I colpi di scena sono dietro l’angolo. Basta leggere il contenuto delle rispettive comunicazioni.

Cominciamo dal Cocer, che ci dà sempre molte soddisfazioni. In una delibera ed un comunicato approvati ieri, chiedono al Ministro della Difesa di ritirare le deleghe al Sottosegretario della Difesa Tofalo.

Il Cocer lo fa però con una delibera ed un comunicato ricchi di fantasia, in cui si attribuisce un ruolo storico ben superiore a quella che è la cruda realtà dei fatti. Come quando insinua di aver sostenuto nel corso degli anni iniziative per riconoscere i diritti sindacali ai militari. Cosa totalmente falsa, visto che il vertice della Rappresentanza Militare, ha sempre ripudiato lo strumento sindacale optando piuttosto per quella che a suo tempo veniva definita Rappresentanza Forte. Non meno improbabile è anche l’affermazione per cui il sistema elettorale che li ha portati a diventare membri del Cocer sia “un sistema elettivo molto severo”. Infatti è noto ai più che è vero esattamente il contrario, per cui il meccanismo dei tre livelli elettivi fa sì che con il consenso di pochi si abbiano ottime possibilità di raggiungere la cima. Anche la tesi che la condivisione di quel video offende “tutti gli uomini e le donne della difesa, di ogni latitudine e di ogni grado”, appare un tentativo subdolo di coinvolgere migliaia di persone che invece sono totalmente estranee alla vicenda. Anzi a ben vedere il video, che non è stato pubblicato da Tofalo, come riferisce erroneamente il Cocer nel comunicato, girava in rete da molti giorni ed era stato condiviso soprattutto da quei militari che a loro dire si dovrebbero ritenere offesi e che invece ridevano di gusto.

Il finale è pirotecnico perché oltre a chiedere il ritiro delle deleghe, il Consiglio chiede “all’Autorità affiancata se intende interessare l’Autorità Giudiziaria per valutare possibili eventuali aspetti di rilevanza penale per i reati che quest’ultima potrà ravvisare”. Ossia, non abbiamo la più pallida idea se quello che ha fatto il sottosegretario abbia risvolti penali, ma nel frattempo il Capo di Stato Maggiore della Difesa faccia un esposto alla Procura.

Leggendo i documenti è forte la fastidiosa percezione di auto incensazione e auto esaltazione che trasmette il Cocer, chiamando in causa riferimenti alla Shoà, oppure attribuendosi in maniera arbitraria una rappresentatività del personale che va ben oltre la cruda realtà dei fatti.

L’altro attore della vicenda, il Sottosegretario Tofalo, risponde con una nota dalla quale emerge implicitamente che non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, ma neanche di rimuovere il video della discordia. No solo, dietro una offerta di dialogo al Cocer, del tutto di circostanza, coglie l’occasione per rimproverarli di essersi “spinti oltre”. Insomma come dice l’adagio “cornuti e mazziati”.

Appare strano il fatto che il consiglio salti a piè pari due passaggi. Il primo è l’assenza di una qualunque richiesta della rimozione del video dalla pagina del rappresentante del governo. Il secondo è che non chieda direttamente che sia lui a dimettersi. Ricordo che Tofalo ha anche la delega per la rappresentanza quindi, nulla di strano sarebbe per il Cocer interloquire direttamente con lui. Preferendo trascinare dentro la vicenda il Ministro Trenta, pretendendo che sia essa a cacciare il discolo dispettoso.



Anche alla luce di questa richiesta appare incongruente esigere una incontro con lo stesso Ministro e i vertici militari. La domanda che sorge spontanea è: che senso ha chiedere una riunione se si stanno già prospettando le misure da intraprendere?

Così come appare strano l’atteggiamento del Sottosegretario, che ricordo è anche compagno di Movimento della Trenta, che non fa nulla per toglierla dall’imbarazzo. Anzi, tutte le sua azioni dimostrano esattamente il contrario.

In questo modo si alimenta il dubbio che il vero bersaglio siano la Trenta e la discussione sulla legge che disciplinerà i sindacati militari. Perché il Ministro della difesa ora è in una posizione scomodissima, che la vede perdente qualunque sia la sua scelta. Infatti se ritira la delega al Sottosegretario, si dimostrerà debole e consegnerà al Cocer una vittoria politica straordinaria. Finendo per inibire la sua autorevolezza sulla riforma sindacale. Se rifiuta invece, diventerà di fatto solidale con Tofalo, finendo per essere a sua volta obbiettivo delle stesse accuse rivolte a Tofalo. Trovandosi improvvisamente sotto il mirino del parlamento che potrebbe arrivare anche a presentare una mozione di sfiducia ad personam. Incrementando a dismisura il rischio che possa lasciare il dicastero di Via XX settembre.

In questo scenario va detto che come prevedibile, il processo di sindacalizzazione è inviso a più d’uno e questa vicenda sembra creata ad arte per contribuire a negare la riforma. Negare i diritti del personale militare. Impedire il sacrosanto processo democratico e riformatore come in Europa è affermato da anni.

Insomma a pagare le conseguenze potrebbe essere la Trenta e,ironia della sorte,l’unica contenta è mia madre, che attende con impazienza la prossima puntata.




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