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Cappellano rimosso- aveva una microcamera nascosta in una sveglia-Sequestrati 6 computer dal suo appartamento

Lo scorso Martedì 12 aprile 2016 avevamo pubblicato la paradossale vicenda che ha portato all’ allontanamento “forzato” dalla 46esima Brigata di Pisa delcappellano in carica,  per presunte “avance e minacce” nei confronti di personale in servizio nella base militare.

Oggi, grazie a diversi quotidiani, rileviamo “piccanti” novità sulla viceda. La denuncia nei confronti di “padre Antonio Marrese” ex vicerettore del santuario di Pompei (dove trascorse 15 anni e accolse, tra gli altri,  prima Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI e infine, un anno fa, Papa Francesco) l’ha presentata un Carabiniere , stanco delle continue avace sessuali del sacerdote . Il cappellano infatti,  forse stizzito dai continui rifiuti del militare, iniziò ad inviargli delle lettere , nelle quali lo offendeva e lo accusava di reati mai commessi. Ma non solo, pensò bene di divulgare copie di quelle lettere ai colleghi del militare.

Oggi padre Antonio Marrese è indagato dalla procura della Repubblica per i reati di calunnia continuata e aggravata e atti persecutori. Nel suo appartamento sono stati rinvenuti  sei computer e due hard disk esterni. I  dispositivi sono sotto analsi e potrebbero rivelare realtà scabrose, infatti il sacerdote potrebbe aver registrato atti sessuali con altri militari e averli salvati negli hard disk, inoltre nei computer potrebbero esserci le lettere accusatorie nei confronti del carabiniere.Tra le altre cose sequestrate, anche una Spy Pen.

Dopo che l’Ordinario Militare d’Italia, monsignor Santo Marcianò, gli ha comunicato la rimozione dall’incarico è intervenuta addirittura la Curia di Pompei, che in una nota esprime

«l’auspicio che l’operato della magistratura, nella quale si ripone piena fiducia, porti ad un rapido accertamento della verità che sta a cuore a tutti. Il sacerdote ha lasciato Pompei da circa un anno. In ogni caso , allo scopo di rendere più liberi gli accertamenti della magistratura, il vescovo ha invitato il sacerdote ad astenersi dall’esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale. Non si può nascondere, perché è vivo  il dolore che provoca l’accostamento del Santuario di Pompei con notizie di questo tipo».

 

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