Caporal Maggiore dell’Esercito prometteva lavoro in cambio di danaro, dopo l’arresto il processo

APRI IL TUO SITO O IL TUO BLOG AD UN COSTO VANTAGGIOSO SU SITEGROUND Web Hosting

Amalio Tempesta, Caporal  Maggiore dell’Esercito italiano, prometteva lavoro in cambio di soldi, a maggio l’udienza.

Soldi in cambio di un lavoro mai arrivato, udienza rinviata per il militare

di

Mercoledì, davanti il collegio presieduto dal giudice del Tribunale di Latina Nicola Iansiti, c’erano dieci poliziotti verbalizzanti appartenenti al Commissariato di Fondi. E, pronte a testimoniare, erano presenti anche sette parti lese, con uno degli interessati giunto appositamente da Palermo in aereo. Tutti in aula inutilmente: per un’indisponibilità in extremis del legale dell’indagato, l’avvocato Lorenzo Magnarelli, l’udienza è stata rinviata al prossimo 4 maggio. Facendo quindi rimanere momentaneamente in naftalina il processo penale, alle fasi iniziali, a carico di Amalio Tempesta, poco più di quarant’anni, il caporalmaggiore dell’Esercito residente a Sonnino arrestato all’inizio del 2012 dalla polizia di Fondi per truffa, millantato credito, estorsione e minacce.

Da una semplice denuncia sporta presso il Commissariato della Piana per un assegno smarrito, gli investigatori coordinati dal vicequestore Massimo Mazio fecero luce su un vasto giro di promesse e denaro, con le presunte vittime sparse soprattutto tra Fondi, Terracina e Monte San Biagio: in cambio di denaro, millantando entrature e conoscenze di rango, il militare avrebbe assicurato di poter garantire posti di lavoro a volontà. Dalla pubblica amministrazione, alle multinazionali, passando per impieghi nel campo dei trasporti.

Svolte rimaste solo nelle parole dell’uomo, stando alle indagini compiute all’epoca. Che accertarono anche come vari dei soggetti in contatto con Tempesta col miraggio di un lavoro vennero indotti dallo stesso a sottoporsi a visite mediche e sanitarie. Documentazione che serviva a “rendere più credibile il suo disegno criminale”, dissero dopo l’arresto dalla polizia, ma prodotta ad ulteriore discapito dei malcapitati, “che a loro spese di sottoponevano a radiografie e check up”.

FONTE
Condivisione

Lascia un commento