AI domiciliari il Caporalmaggiore dell’ Esercito accusato di pedofilia

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Il caporalmaggiore del II Reggimento Alpini della caserma «Vian» di Cuneo è riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari. Il militare fu arrestato dalla Squadra mobile lo scorso dicembre per violenza sessuale aggravata nei confronti di una tredicenne e per aver diffuso materiale pedo-pornografico su Internet.

La richiesta di modifica della misura cautelare- informa La Stampa- è stata presentata durante l’incidente probatorio presso il Tribunale del riesame di Torino . Il militare, un 30enne di origini pugliesi, si è vista accolta la domanda alla vigilia di Pasqua.

Il Caporalmaggiore ha già scontato 4 mesi di carcere nell’ istituto penitenziario di Biella.
I domiciliari invece dovrà scontarli fuori dalla regione Piemonte. Le accuse nei suoi confronti  risalirebbero ad alcuni anni fa, ma un messaggio anonimo su Instagram inviato alla vittima, ha permesso alla squadra mobile di Cuneo di risalire all’autore, scoprendo con sorpresa che si trattava proprio di un militare in servizio.


Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio lui a scrivere , in forma anonima, alla ragazza ancora oggi minorenne: «Mandami foto dove sei nuda o diffondo le altre di quando eri ragazzina».

L’indagine è iniziata grazie ad un’amico dell’adolescente, che venuto a sapere del messaggio ha informato la Polizia. In seguito la ragazza è stata ascoltata da una psicologa e da una poliziotta. Le donne sono riuscite a farsi conifidare dalla giovane le violenze sessuali iniziate nel 2015 e continuate fino al 2017, quando lei aveva appena 13 anni e lui ne aveva 27 .

LA REAZIONE DELL’ESERCITO ITALIANO

L’Esercito Italiano non appena venne a sapere del clamoroso arresto, diffuse un dura nota:
“profondo sdegno e condanna”. Il graduato, è stato “immediatamente sospeso, già dallo scorso mese di dicembre, dal servizio e da ogni iter concorsuale a cui lo stesso aveva aderito”. “Laddove le accuse fossero confermate si tratterebbe di un comportamento indegno, inaccettabile e immorale, ancor più aggravato per uomini e donne che indossano l’uniforme e rappresentano lo Stato”.


“Confermando totale condanna e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione e assicurando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l’Esercito esprime la totale intransigenza, tolleranza zero, nel contrastare tali inammissibili condotte. Tali soggetti non sono degni di indossare l’uniforme. Tale avvenimento lede fortemente la dignità e l’onore di tutto il personale dell’Esercito che, invece, con profonda integrità, spirito di sacrificio, professionalità, quotidianamente svolge il proprio dovere, in Italia e all’estero, anche a rischio della propria vita”.




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