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Afghanistan, una guerra rimossa che cova sotto la cenere

L’Afghanistan non è più sotto i riflettori dei media occidentali, anche se il conflitto continua con violenza e senza tregua. Uniche eccezioni sono stati alcuni eventi quali l’attacco e l’assedio durato dieci ore all’Università americana di Kabul il 24 agosto scorso, in cui sono state uccise quattordici persone e ferite molte altre. Questo evento ha attirato l’attenzione dei media in quanto indicatore del fatto che l’attività dei talebani continua, com’è successo anche con l’attentato avvenuto durante la marcia di protesta dellaminoranza Hazara il 23 luglio nella capitale, nel quale sono state uccise ottanta persone e 250 sono rimaste ferite.

Eppure, altri sviluppi del conflitto, a malapena segnalati o addirittura ignorati dai media occidentali, hanno un significato ancora maggiore: ad esempio, in un recente articolo riportato in fondo a una delle pagine interne di un importante pubblicazione militare si leggeva del “ritorno dei cacciabombardieri B-52 nella campagna americana in Afghanistan”.

La situazione ricorda quanto accadde dopo l’11 settembre, quando il cacciabombardiere B-52H Stratofortressa lungo raggio fu ampiamente utilizzato nelle operazioni militari per porre fine al regime talebano e sconfiggere al-Qaida. Il velivolo ebbe un ruolo marginale nei tre anni successivi, restando assente dalla scena del conflitto per un decennio, quando altri cacciabombardieri, come il B-1B, presero il suo posto. Adesso però il B-52, con il suo carico di munizioni, è di nuovo al centro della campagna aerea degli Stati Uniti. Dal mese di aprile, impiegati dalla base aerea di Al Udeid in Qatar, i B-52 hanno condotto più di 325 attacchi in quasi 270 missioni.

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